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La musica che tiene insieme le nostre vite. Per Franco Cerri

Ieri se n’è andato un grandissimo musicista, Franco Cerri, il più grande chitarrista jazz italiano. Una personalità gentile, un artista geniale e un docente amatissimo, aveva fondato con Enrico Intra la civica scuola di Jazz a Milano nel 1987, che da qualche anno ha preso sede proprio davanti a alle mie finestre, con mia grande fortuna. Decine di studenti suonano, cantano, ridono e scherzano e sono felice di poter godere dei loro suoni, delle loro prove, e mi prende una grande allegria quando c’è la lezione di grande orchestre jazz… una vera festa del cuore.

un brano dal concerto al blue note di Milano del 2015.


È doveroso omaggiare un artista che si è impegnato anche nell’insegnamento, lui che aveva cominciato come autodidatta. La sua storia l’ha raccontata a Edgarda Ferri in un libro che si chiama L’alba che aspettavamo, che raccoglie anche la sua testimonianza dei giorni che seguono la Liberazione di Milano mentre, suonando nei cortili per far ballare le persone, incontra Gorni Kramer, un altro musicista importante. Qui sopra un saggio della classe ed eleganza che non lo hanno mai abbandonato in un concerto al Blue Note di Milano.
C’è un altro video però che voglio condividere in cui Franco Cerri è con Enrico Intra, Enzo Jannacci, Adriano Celentano per festeggiare una mostra di dipinti di Dario Fo, sulle note di El purtava i scarp’ del tennis di Enzo Jannacci, inno a un “barbone”, a un matto. Forse per i giovanissimi questi nomi sono nomi di vecchi artisti, per me invece sono pezzi di cuore e di umanità, artisti – che non se la sono mai tirata a divi – di altissimo livello, in cui prevale sulla fama una gioia di vivere che forse per essere passata dalle grandi prove della guerra è rimasta intatta in loro e che la musica mette a frutto così magistralmente, anche quando le melodie diventano cariche di melanconia – Jannacci in questo è stato davvero un maestro.
Spesso i ragazzi e le ragazze che incontriamo nelle redazioni di 8pagine ci raccontano quanto la musica sia una componente fondamentale della vita. La buona musica – e la poesia cantata dei suoni e delle parole – è davvero un linguaggio universale che se ne frega degli anni e dei capelli bianchi e che invece lega le generazioni in una ininterrotta amicizia carica di emozioni.


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