Leggere e scrivere, sembra facile

Si può vivere senza leggere e scrivere, lo hanno fatto generazioni di analfabeti – “privi di alfabeto”, quando la scuola non era obbligatoria.
Allora, tante persone che non potevano permettersi un’insegnante né andare a scuola imparavano da soli. È emozionante avere fra le mani le lettere di persone adulte che con grafia tremolante avevano comunque deciso di farcela. Stiamo parlando naturalmente di persone non ricche né benestanti, persone che dopo aver lavorato anche 10 ore – in campagna, in fabbrica, in bottega, cercavano ancora in loro la forza per esercitarsi a scrivere, compitando lentamente le parole. Perché lo facevano?

Perché leggere e scrivere li rendeva più liberi, li faceva sentire più forti. Potevano scrivere lettere senza dettarle a nessuno, potevano leggere un giornale, capire la lettera di un avvocato, di un padrone di casa, un documento, non aver paura dell’autorità, e anche leggere un romanzo d’amore e d’avventura o un libello proibito, scrivere un diario e i propri ricordi da trasmettere a figli e nipoti. Leggere e scrivere li faceva sentire padron* della propria storia.
Nessuno le-li obbligava: l’avevano scelto perché in quello sforzo ci credevano, o perché amavano perdersi fra le pagine di una avventura o di un libro d’amore (dai una occhiata al progetto Nei libri c’è la vita!)

Ora a scuola ci andiamo tutt*, ma ancora per tant* è faticoso tenere una penna in mano, scrivere ed esprimere un pensiero in forma scritta. altrettanto faticoso risulta leggere e comprendere un discorso  un po’ articolato, con degli incisi, una sintassi un po’ meno essenziale de il gatto è sul tavolo. Voglio dire: com’è il gatto? e perchè è sul tavolo, come mai nessuno lo fa scendere, e perché la cosa ci puo interessare? è lui che ha dettato questa frase a milioni di manuali d’inglese? O forse c’è un topo a descriverlo e a fissarlo negli occhi? È solo uno scherzo, ma per dire come è facile andare per sentito dire, ripetere frasi fatte, slogan. Non è esprimersi questo.

Sia chiaro: questa tendenza a tornare “analfabeti” riguarda tutt* adult* e ragazz* e si chiama analfabetismo funzionale (se vuoi saperne di più utile articolo a questo link); condiziona la comprensione di ciò che accade intorno a noi, rendendoci facili prede di ragionamenti distorti, senza né capo né coda, ma che si capiscono facilmente anche se non stanno in piedi.

Oggi ci sono così tanti modi comodi per imparare concetti, sentire notizie  – le notifiche del telefono, internet, gli audio whatsapp, i video in cui le cose si capiscono molto facilmente, quei benedetti powerpoint con cui riusciamo a condensare anche a scuola un discorso articolato in 4 schemini – che quasi senza accorgercene stiamo allontanando da noi la competenza del leggere e quella dello scrivere. E soprattutto a considerare secondarie le sfumature, i colori, le precisazioni, cioè tutto ciò che ci rende un “pezzo unico”, irripetibile.

Per i nativi digitali questa situazione è normale. Quindi potreste non rendervi conto che quando cedete alla tentazione di far meno fatica, vi state tirando, vostro malgrado, una fregatura. Un’autofregatura diciamo, comodamente servita come una merenda avvelenata.

Se non ho una lingua con cui esprimermi – qualunque essa sia –,  se conosco un numero limitato di parole, se mi riesce difficile capire il significato di una frase scritta di quattro righe devo lavorarci su, farmi spiegare ancora e ancora, cercare chi può davvero aiutarmi in questa conquista di una lingua personale con cui spiegarmi a me stesso e alle persone a cui tengo, amici, amori, affetti e poi al mondo intero. Una lingua con cui divertirmi, piena di luci e ombre, fatta di tutti i colori. Una lingua che mi assomiglia, anche se magari la esprimo non solo con le parole, ma con la danza o la musica. ma che devo riconoscere.

Con 8pagine nei prossimi mesi lavoreremo proprio su questo: quante lingue abitano dentro di noi? forse quella della tua famiglia d’origine, o quella dei musicisti che preferisci, o una tua tutta speciale, un dialetto che hai inventato. Vogliamo conoscerle insieme e andarle a prendere, per riconoscerle,, parola dopo parola?

ps: Di questa fotografia non ho trovato informazioni precise. Le cercherò. Potrebbe essere degli anni 30 o 40 del novecento, oppure scattata subito dopo la guerra. Mi ha colpito la serietà di questo bambino che fa i compiti in una casa molto modesta, ma che viene fotografato proprio mentre dimostra di saper leggere il suo libro e di studiare. Un momento di cui essere fieri.


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