È finita la scuola. Viva la scuola?

Scorrono gli ultimi giorni di scuola, con le verifiche, i recuperi, la conclusione dei programmi, il tutto in un clima di generale sfinitezza, sia da parte di studenti e studentesse che da parte di personale dirigente, amministrativo e docente. Ragazzi e ragazze di ogni età sono saturi di un anno e mezzo in cui nella loro vita c’è stata solo la scuola. Sembra paradossale, ma per quanto  a distanza, a singhiozzo, impoverita, disgregata, la scuola è stata l’unico riempitivo di quelle vite private di tutte quelle attività che fanno parte della giornata di un adolescente: lo sport, il corso di musica o di lingua, l’incontro in piazzetta o al parchetto, il cinema, il concerto etc.
Per alcuni questa bulimia scolastica si è tradotta in un aumento dell’ansia da prestazione, per altri in una perdita di interesse e, in generale, la voglia è quella di gettarsi quest’anno sfortunato alle spalle. Dal canto suo, il personale scolastico – dai docenti alla segreteria alla dirigenza– arriva stremato alla fine di un anno (senza contare il mezzo precedente) in cui la didattica si è dovuta resettare più e più volte: rientri in presenza, orari scaglionati, didattica mista, didattica a distanza, classi in quarantena, docenti fragili: un incubo oltre che uno sforzo organizzativo notevole e mai riconosciuto davvero. Forse è questo il principale motivo per cui  la bella idea delle scuole aperte anche d’estate non è stata esattamente un successo. Il piano dovrebbe articolarsi in 3 fasi: il rafforzamento e potenziamento delle competenze disciplinari e relazionali a giugno; attività sociali per luglio ed agosto; a settembre percorsi per l’introduzione al nuovo anno scolastico. Mesi in cui oltre a cercare di recuperare il tempo che la pandemia ha sottratto all’educazione scolastica, intesa come integrazione fra apprendimento e socialità, si possono sperimentare metodologie didattiche innovative, valorizzare l’apprendimento attivo e  cooperativo. La partecipazione degli studenti e dei docenti è su base volontaria e come volontaria ovviamente l’adesione delle scuole, che è avvenuta per  5.800 istituti su 53 mila, ovvero l’11% degli istituti pubblici presenti in Italia. L’elenco delle scuole che terranno aperte le loro porte anche d’estate non è ancora disponibile, ci si può immaginare che a farlo siano quegli istituti che sperimentano già da tempo una collaborazione con enti esterni, come cooperative e associazioni, e hanno inserito nel loro percorso e negli obiettivi didattici una serie di attività anche a carattere sociale. È quello che propone il progetto della Scuola sconfinata, da almeno un anno (al link il libro che si può scaricare).
In un certo senso la non adesione alle scuole aperte ha rappresentato in un’occasione perduta di collaborazione, creatività, integrazione ma vero è anche che questo tipo di apertura non si può improvvisare in poco tempo e in una situazione di estrema stanchezza ed esasperazione da parte di tutti. Molto bello sulla carta, il progetto delle scuole aperte si è inevitabilmente scontrato con la realtà. C’è da augurarsi che i fondi che non verranno utilizzati  quest’estate, rimangano a disposizione per fare una scuola aperta – e sconfinata – tutto l’anno.


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