Zerocalcare: comico e politico

Zerocalcare è lo pseudonimo utilizzato dal fumettista italiano Michele Rech, nato a Cortona nel 1983. Il nome d’arte nasce per caso, quando, dovendo scegliere un nickname per una discussione su internet, si ispira al ritornello di uno spot televisivo di un prodotto anticalcare che andava in onda in quel periodo. Trasferitosi a Roma, l’artista comincia a disegnare copertine per dischi, centri sociali, manifestazioni e concerti, fino ad aprire un blog di fumetti nel 2011 che guadagna la nomination per la categoria Miglior Webcomic nel Premio Attilio Micheluzzi-Comicon 2012 e il premio di MacchiaNera Award 2012 come Miglior disegnatore-vignettista. La serie “Strappare lungo i bordi”, in onda su Netflix nel corso di quest’anno, ha riscosso tantissimo successo, soprattutto grazie alla capacità di smascherare la fragilità di varie generazioni, sovrapponendo comicità e commozione.

Grazie al suo sito, fino al 2019 il fumettista condivide racconti e vignette a sfondo autobiografico, conquistando un pubblico sempre più vasto, attratto dal linguaggio ironico e irriverente con cui descrive gli impulsi, le incertezze e i disagi di una generazione sempre più vacillante e precaria. Il successo del fumettista deriva anche dall’unicità del suo stile: le vignette, spesso caotiche, disordinate, sature di immagini e parole, simboleggiano lo smarrimento e la confusione che pervade i giovani. Invece il tratto, sporco e spinoso, ricco di ombre, manifesta la volontà del fumettista di uscire dagli schemi, raccontando un mondo dai contorni indefiniti e dalle linee imperfette. L’autore proietta la sua personalità nel personaggio ricorrente dell’Armadillo, il quale ritrae la realtà in un’ottica tragicomica, che, oltre a far ridere, cela spunti di riflessione interessanti su temi di attualità.

Privato, politico e pubblico si fondono, coniugando fatti storici ed esperienza individuale: il suo capolavoro Kobane Calling, un resoconto in forma grafica del viaggio di Michele al confine tra Turchia e Siria vicino alla città assediata di Kobane, tra i difensori curdi del Rojava, opposti alle forze dell’Isis (autosedicente Stato Islamico), racconta la resistenza curda e la natura del conflitto. L’esperienza a Kobane è tratteggiata con l’inconfondibile umorismo di Zerocalcare, accompagnato allo stesso tempo da uno straordinario coinvolgimento emotivo e da uno spiccato spirito critico verso le contraddizioni in cui si avviluppano i politici negli interventi bellici e verso la mentalità con cui gli occidentali affrontano la questione. Zerocalcare spezza definitivamente ogni confine, azzera le distanze e smaschera gli aspetti più crudi della guerra. Per quanto riguarda la crisi in Ucraina, l’artista decide di non esporre la sua opinione ritenendo di aver più bisogno di ascoltare che di pronunciarsi: io non ho gli strumenti per fare un’analisi geopolitica, posso solo ripetere quello che ho letto. Ma ci si dovrebbe informare con la complessità, non con la semplificazione”.

Zerocalcare sa parlare con schiettezza e umorismo, mettendo a nudo ogni aspetto della vita, sia nel privato che nel pubblico. Il fumettista attribuisce un volto a emozioni che spesso non siamo in grado di spiegare, rendendole concrete e reali. Ognuno di noi si può rispecchiare nell’arte di Zerocalcare, perché valorizza la diversità abbracciando l’unicità di ogni cuore. “I cuori non sono tutti uguali. Si modellano, si sagomano, sulle esperienze. Come un tronco che cresce storto adattandosi a quello che c’ha intorno.”


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