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Viva la pace! Il pacifismo dall’Ottocento alla Gra...

Viva la pace! Il pacifismo dall’Ottocento alla Grande Guerra

Abbiamo sentito il bisogno di proporre a chi legge 8pagine qualche approfondimento sulla storia del pacifismo; una storia lunga e fondata, alla quale hanno partecipato migliaia e migliaia di attivisti, uomini e donne che hanno lavorato per fare uscire la guerra dalla storia. mentre tante voci si alzano contro una visione che ritengono utopistica e impraticabile, sarà utile capire che quella del pacifismo è una via che richiede impegno e un lavoro più profondo nella coscienza delle persone, ma non per questo ha minore coerenza. Cominciamo con la proposta di Giada, dedicata alle occasioni che hanno segnato il pacifismo del XIX secolo.

Il pacifismo, in senso generale, non è un concetto moderno: persone contrarie alla guerra a livello ideologico o che si sono rifiutate di parteciparvi se ne trovano anche in tempi remoti. Molte canzoni popolari antiche raccontano della paura generata dalla guerra e dello sgomento per la partenza di figli, fidanzati e mariti. Persino nell’Iliade, interamente concentrata sulla guerra, appare in controluce la nostalgia per i periodi di vita in pace: si pensi all’episodio di Glauco e Diomede, in cui i due avversari rinunciano al combattimento dopo aver scoperto il vincolo di ospitalità esistente tra le loro famiglie.

Ma tra la fine del Settecento e l’Ottocento che nasce il pacifismo come lo intendiamo oggi: una corrente di idee e un movimento finalizzato a prevenire e contrastare la guerra. Pensiamo anzitutto a “Per la pace perpetua” pubblicato da Kant nel 1795, in cui il filosofo espone alcuni pensieri riguardo alla guerra, tra cui la necessità di rispettare le sovranità nazionali ed eliminare gli eserciti permanenti.

I privati cittadini e cittadine cominciano infatti a riunirsi per provare a esprimere le loro opinioni e a contribuire concretamente alla questione della pace, al contrario di quanto accadeva nei secoli precedenti quando tale argomento era consideratao un’ esclusiva prerogativa dei governanti.

Negli Stati Uniti, ad esempio, nasce nel 1816 la società della pace di New York e in Inghilterra la Società per la promozione della pace permanente e universale. Nell’Europa continentale vede la luce nel 1830 la Società della pace, che ha alla base anche motivazioni politiche ed economiche, oltre che etiche e religiose, nella sua opposizione alla guerra.

Diversi congressi si tengono negli anni successivi: a Londra, Bruxelles (1848), Francoforte e Parigi (1849). Quello di Parigi, in particolare, chiamato “Congresso degli amici della pace” è considerato il primo congresso internazionale del pacifismo. Tra i temi in campo l’arbitrato, il disarmo e il congresso delle nazioni.

A Parigi viene creata la Lega internazionale permanente della pace da gruppi liberali e borghesi che sostengono la pace come interesse nazionale per favorire i commerci. A Ginevra invece si tiene nel 1867 il congresso che porta alla formazione della Lega internazionale della pace e della libertà, con lo scopo di creare gli “Stati Uniti d’Europa”, eliminare gli eserciti permanenti e garantire l’autodeterminazione dei popoli.

Le due Leghe per la pace terminano la loro esistenza con la guerra franco-prussiana del 1870 ed è all’inizio del Novecento che il pacifismo recupera vigore, rinascendo dalle proprie ceneri.  Ne seguiamo lo sviluppo attraverso attrverso due donne che hanno fatto la storia: Bertha Von Suttner e Rosa Genoni.

Bertha Von Suttner, nata nel 1843, pubblica nel 1889 “Abbasso le armi”, libro in cui condanna ogni guerra e che diviene un vero e proprio bestseller. La Von Suttner è anche la prima donna a prendere la parola in Campidoglio, nel 1891, durante il terzo Congresso mondiale per la pace che si tiene a Roma nel : il suo incisivo intervento zittisce anche alcuni uomini che hanno sempre sottovalutato e ridicolizzato il suo operato. Fonda poi la Società Pacifista Austriaca, per condurre nel suo Paese delle iniziative contrarie ai principi della potenza e della guerra e collabora alla formazione di altre Società pacifiste, da quella nazionale tedesca a quella locale di Venezia.
Si impegna poi nell’organizzazione della Conferenza dell’Aia del 1899 e nel 1904 prende parte al Congresso mondiale per la pace di Boston. Il suo grande impegno le vale il Nobel per la Pace del 1905. Non dobbiamo pensare a un impegno individuale: personalità di spicco come lei ebbero il merito di organizzare in azione politica un vasto sentimento condiviso da tante persone: non solo socialisti o anarchici, ma anche seguaci di varie religioni che si riconoscevano nel principio non violento.

Nel 1907 Von Suttner,  sensibile alla escalation tecnologica dell’industria bellica, partecipa a una nuova Conferenza per la pace dell’Aia, promossa, grazie al suo contributo, dal presidente degli USA e vede istituita la Corte permanente di arbitrato, ideata per facilitare la risoluzione delle controversie internazionali.
Nel maggio 1914 comincia a collaborare all’organizzazione dell’ultimo Congresso mondiale per la pace ma muore il 21 giugno, poco prima dell’inizio della Prima guerra mondiale, che meglio di molte altre persone aveva previsto e tentato di prevenire.

Rosa Genoni, altra  donna italiana in prima linea per la pace, nasce nel 1867 in provincia di Sondrio. A dieci anni viene mandata a lavorare a Milano come apprendista tuttofare dei laboratori di sartoria e assume una posizione sempre più importante sul lavoro. Nel frattempo comincia a interessarsi di politica, frequentando i primi circoli socialisti. Nel 1893 partecipa al Congresso socialista internazionale di Zurigo e si impegna nelle lotte per la rivendicazione dei diritti delle lavoratrici.
Nel clima sempre più teso precedente la Grande Guerra si schiera a favore del pacifismo, in opposizione alle tesi interventiste. Nel 1914 fonda il Comitato “Pro Umanità”, per la raccolta e l’invio di aiuti ai prigionieri di guerra e l’anno successivo partecipa come rappresentante italiana al Congresso delle Donne a L’Aja, dove il tema del suffragio si unisce a quello della pace mondiale. Al termine dei lavori è tra le delegate che viaggiano per l’Europa per incontrare le autorità mondiali e favorire la fine della guerra. Muore nel 1954.

L’impegno di tanti uomini e donne subì difficili prove durante il XX secolo ma non si esaurì mai, anzi: la fine della prima guerra mondiale e delle atrocità da essa causate rese ancora più attuale l’esigenza di estirpare la guerra dal mondo, come condizione necessaria per la futura umanità. 


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