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“Tu non lo sai, ma questa sera dormirai a casa mia...

“Tu non lo sai, ma questa sera dormirai a casa mia”

            Ieri, dal panettiere, (sono spagnola e vivo a Trezzano Sul Naviglio, vicino a Milano) la panettiera mi dice: “Senti Merche, tua figlia mi ha detto che quando andrò a Madrid potrò essere ospitata dai tuoi genitori.È vero o è frutto della sua fantasia?”. Mi venne da ridere e tra me e me pensai: “Cosa deve succedere nella storia di una famiglia che faccia sì che la nipote offra l’ospitalità nella casa dei suoi nonni, senza dubitare minimamente di consultarli…”.
È allora che decisi di mettere per iscritto questa storia.

                Tutto iniziò il giorno in cui arrivò alla sede scout della nostra parrocchia uno scout tedesco, che girava il mondo in bicicletta. Aveva la febbre. Io e mio fratello lo portammo a casa nostra, mia madre lo sistemò in una camera e chiamò il dottore: “Senta dottore, abbiamo ospite un signore, che non conosciamo, che ha la febbre…”.
Rolf fu il primo ospite in questi quarant’anni e quello fu il giorno in cui il mondo iniziò ad entrare in casa nostra.

                Un giorno venne a scuola un prete a proiettare delle diapositive sulla Tunisia. Al termine della conferenza chiese se qualcuno fosse disposto ad ospitare, per un mese estivo, una ragazza del suo paese che desiderava conoscere la Spagna. Non appena udii la richiesta alzai il braccio. Con gran sicurezza dissi che i miei genitori sarebbero stati felici di ospitarla e così fu.
Noura El Fourgi, di diciotto anni, trascorse tre estati in casa nostra e la terza volta venne con sua cugina. Trascorsero con noi le vacanze nella casa in campagna vicina a Madrid dove, in mezzo alla siccità castigliana, fra sassi e sterpaglie, abbiamo un minuscolo prato verde di 30 mq, ma Noura mandò a casa una cartolina scrivendo: “Sono in un paradiso verde” e noi, leggendo il suo scritto, scoppiammo a ridere.
       Noura al suo arrivo riempiva la nostra cucina di fantastici dolci al miele e pistacchio. Ancora oggi uno dei locali della nostra casa si chiama: “la stanza di Noura”.

                Un’estate Noura incontrò Valery, una giovane irlandese che veniva in Spagna per imparare la lingua. Insieme ce le portammo in campeggio e ci fu un curioso incontro di culture. Abbiamo visitata spesso Valery in Irlanda, condividendo la sua passione per i cani Labrador che lei, in un paesino sperduto, addestrava per la caccia. Adesso i nostri figli e i suoi nipoti si sono scambiati le visite.

                Era il 1974 e stavamo nel campeggio estivo degli scout a Cuenca, dove mia madre era venuta per fare la cuoca a 150 ragazzi, quando apparve uno svizzero molto simpatico, con i capelli alla Einstein. Max Keller ci conquistò tutti, ci insegnò a scalare le montagne della zona, a cantare yodler svizzeri, come se fossimo sulle Alpi, a vivere con poco e con passione ogni momento della vita, a risolvere i problemi con creatività, a non perdere il buon umore, ad essere ecologisti…  Naturalmente, dopo il campeggio, lo portammo a casa nostra. Mio fratello fece con lui il “Cammino di Santiago de Compostela” e ricordo che le uniche calze che Max portò per tutto il percorso, puzza a parte, alla fine erano rigide. In quegli anni ci incontrammo spesso con entrambe le famiglie.

                Maria Racciapoli, una simpatica italiana, giunse tramite un amico comune, che aveva vissuto e lavorato nel carcere minorile, dove il padre era direttore (in una piccola isola vulcanica vicina a Napoli: Nisida). La nostra famiglia cominciò a imparare con lei l’italiano. Quando andammo a prenderla all’aeroporto non usciva mai, poi scoprimmo che in italiano la scritta “salida” (uscita) significa “salita” e lei non voleva salire sull’aereo, voleva uscire!  Dopo un mese con lei presi un treno per recarmi a casa sua, posto bellissimo. Mi restano ancora impressi negli occhi i colori del sole sul mare di quell’isola, rivedo le barche dei trafficanti di droga all’orizzonte e mi risuonano nelle orecchie le canzoni di Pino Daniele (primo disco!!). Non immaginavo allora che dopo qualche anno sarei venuta a vivere  in Italia.

                Noriyuki Morita, giapponese, incontrò mia madre all’uscita dalla Biblioteca Nazionale. Le chiese in inglese dove si trovasse Toledo. Lei, sorpresa, gli chiese come mai chiedeva questa cosa (poiché si trova a 50 km da Madrid). Lui le raccontò di aver letto un romanzo affascinante, dove si parlava di Toledo e del Prado. Aveva lavorato per un anno in una ditta che gli aveva regalato un viaggio a Francoforte e lui si era pagato il viaggio fino a Madrid. Aveva visitato il Prado e ora desiderava vedere Toledo.
Mia madre gli disse: “Tu vedrai Toledo”. Lo portò a casa nostra per il pranzo e poi insieme a mio padre lo accompagnò  in macchina. Durante il viaggio il giapponese si pizzicava la pelle per rendersi conto che non stava sognando e tornò al suo paese affascinato.
Mio padre disse poi a mia madre: “Credo che abbiamo fatto uno sbaglio, perché adesso questo ragazzo, tornando nel suo paese, dirà che in Spagna, passeggiando per le strade, se chiedi ad una signora la strada per giungere a Toledo, questa, dopo averti portato a mangiare a casa sua, ti ci porta!”.
Due anni dopo ricevemmo una telefonata: “Pronto, sono Noriyuki, ieri mi sono sposato ed ora sono a Madrid con mia moglie. Ci piacerebbe andare a Toledo…”.

La prova del fuoco ci fu con l’arrivo di Ed, un adolescente americano che giunse tramite “Intercultura”, per vivere un anno con noi. Mettemmo i miei fratelli nella stessa stanza e lo ospitammo in una stanza vista il piccolo cortile del montacarichi. La prima cosa che fece, appena arrivato, fu di fotografare il cortile (10 metri x 10) perché era difficile crederci per lui, che veniva dal Nuovo Messico, con paesaggi e spazi immensi, di dover vivere per un anno ammirando il montacarichi…. Adesso, solo a pensarci, ci contorciamo dalle risate, ma lui non rideva per niente.
La vita con Ed non fu molto facile per mia madre, perché egli era il tipico adolescente maleducato, bulletto, sprezzante. Non gli interessava  nulla della Spagna, se non i tori e le spade di Toledo, per cui non avevamo molti interessi in comune. La convivenza diventò difficile e Ed ritornò negli U.S.A. prima di concludere il corso. Nonostante tutto abbiamo mantenuto buoni rapporti con lui. È tornato a trovarci e ha apprezzato molte delle cose che aveva appreso da noi. Un natale è coinciso con Max a casa nostra, di cui è diventato molto amico e si sono visitati diverse volte in America e in Svizzera.

Avevo 23 anni quando giunse nella mia parrocchia una lettera di un certo Martin di Monaco di Baviera perché doveva venire a frequentare un corso a Madrid e chiedeva un punto d’appoggio per trovare un alloggio. Gli risposi io, dicendo che a settembre sarebbe potuto venire a casa mia e da lì cercarsi una sistemazione. Per caso mio padre un giorno, nel mese di agosto, trascorse un’ora a Madrid, per ritirare la posta, quando squillò il campanello. Davanti alla porta c’erano due tedeschi, che non conosceva, che gli dissero che era stato loro detto che avrebbero potuto recarsi a casa sua.
Mio padre spiegò che io ero in Germania però potevano restare, ma che lui aveva premura. Mostrò ai due dov’erano i letti, la doccia, il frigorifero.
Mio padre ricorda ancora le facce stupite, incredule dei due giovani che, seduti sul sofà dicevano: “Non posso crederci!”. Con Martin e la sua famiglia abbiamo condiviso metà delle nostre storie: matrimoni, battesimi, vacanze,… e siamo grandissimi amici.

Nel frattempo sono comparsi altri ospiti: un giapponese molto timido, Francesca e Alessandro, due italiani grintosi, Titi una messicanaNick un inglese altissimo, che attualmente è un importante avvocato nella City e una volta all’anno ci manda un fantastico dolce natalizio, Karin Kotar, austriaca

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                Si potrebbe pensare che con la vecchiaia la capacità di accogliere delle persone diminuisca: gli inconvenienti, i rumori, il frastuono, il lavoro necessario per occuparsi degli altri non sembrerebbero compensare i vantaggi. Invece, l’altro giorno mia madre mi ha sorpresa raccontandomi questo episodio: “Stavo aspettando il treno da Santiago di Compostela per Madrid quando sentii due pellegrini americani che discutevano su dove andare a trascorrere la notte a Madrid. Ascoltai in silenzio e pensai: “Voi non lo sapete, ma questa notte dormirete a casa mia”.

                Ieri mi successe un fatto simile. Mi capitò si sedermi, sull’aereo che mi portava da Milano a Madrid, di fianco a una giovane psicologa argentina che andava a Madrid per un’indagine. Quando mi chiese se sapessi dove poter trovare un alloggio economico le dissi che certamente lo sapevo e pensai (non glielo dissi subito per non spaventarla): “Tu non lo sai ma questa notte dormirai a casa mia”. Gabriela ha trascorso felicemente tre settimane a casa dei miei genitori e mio padre fu entusiasta di poter chiacchierare con gente che non è la solita.

                Per tutta la mia famiglia è un grande arricchimento incontrare persone nuove da luoghi diversi. In questi anni i miei fratelli ed io abbiamo imparato cinque lingue, disponiamo gratuitamente di case in mezzo mondo, abbiamo visitato tanti paesi, persone, costumi, storie….., ci si sono aperte le idee, le menti,… 

Sarebbe stato possibile comprare tutto questo?  È pagabile?

merchemas@fastwebnet.it


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