#StopAsianHate

Nel maggio 2020, dopo la morte di George Floyd, l’ondata attivista BLM (Black Lives Matters) ha travolto non solo gli Stati Uniti, ma l’intero pianeta.
Il movimento BLM è stato fondato nel 2013 e organizza regolarmente manifestazioni di protesta contro gli omicidi delle persone di colore da parte della polizia, profilazione razzialebrutalità delle forze dell’ordine e disuguaglianza razziale.

A metà marzo di quest’anno ha fatto il suo ingresso nel dibattito pubblico mondiale il movimento: “Stop AAPI Hate”.

Questa organizzazione no-profit ha lo scopo di difendere la comunità AAPI (Asian Americans and Pacific Islanders), ossia le persone di origine asiatica che non vivono nella loro terra d’origine.
È nata nel 2020 in risposta agli attacchi razzisti nei confronti degli asiatici soprattutto in seguito alla emergenza Covid-19.

Cosa ha innescato questo movimento?
Siamo ad Atlanta, negli Usa. Il 16 marzo 2021 Robert Aaron Long apre il fuoco in tre spa differenti, tutte con nomi orientali.
Otto le vittime di cui sei sono donne asiatiche, e un ferito.

Secondo la polizia, Long era motivato da una dipendenza sessuale che andava contro le sue convinzioni religiose: aveva già passato del tempo in una clinica per curarsi da questa sua dipendenza.

Robert non è stato accusato di crimine d’odio (razziale), ma la convinzione che alla base del suo atto ci siano pregiudizi razziali si è fatta strada nell’opinione pubblica e le strade si sono riempite di persone che incitano allo #StopAsianHate.

Il 23 marzo 2021, Alice Tsui, un’insegnante di musica, è intervenuta durante una manifestazione di protesta. Ecco l’attacco del suo discorso, che ha coinvolto ed emozionato molte persone:

“Un mio studente mi ha detto “Signorina Tsui, dicono che lei ha il Coronavirus”. […] Mi hanno chiamata “Cina”.
Ma in questi momenti, non ero arrabbiata con questi bambini ma con il sistema che ha portato i miei studenti a dire questo”.

Qui il video dell’intervento di Alice Tsui.


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