Questa terra è la mia terra

Su impulso del nuovo segretario del Partito Democratico Enrico Letta qualche giorno fa si è riaperto il dibattito sullo ius soli, dal latino “diritto in base a suolo, ovvero il diritto per i figli di di origine estera nati in Italia di prendere la cittadinanza italiana.

La proposta non è gradita alle destre e anche a una parte dell’opinione pubblica, anche se in parte non ha ben chiaro di cosa si tratti.

In Italia attualmente il diritto di cittadinanza si basa sullo ius sanguinis, ovvero un bambino o una bambina nati in Italia sono italiani se almeno uno dei genitori è italiano.
Se figli di stranieri, anche se partoriti sul suolo italiano, possono chiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni e se fino a quel momento hanno risieduto in Italia legalmente e ininterrottamente.
Questo fa’ si che moltissimi ragazzi e ragazze, magari vostri compagni di scuola o amici, anche se nati in Italia, non siano cittadini italiani.

Lo ius soli non è da confondere con il permesso di soggiorno o la richiesta di asilo.
È un diritto che viene chiesto da chi è nato in Italia o ci è arrivato da molto piccolo, come Fioralba Duma, del Movimento “Italiani Senza Cittadinanza”, che ci racconta quali sono i disagi di non avere la cittadinanza.


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