Parliamo di salute mentale

Recentemente i giovani hanno occupato diverse scuole italiane, evidenziando tra le principali motivazioni il tema della salute mentale per quanto concerne la pandemia e lo stress psicologico innescato dalla scuola.  Non è una richiesta superficiale. 

Nella nostra scuola, liceo scientifico Elio Vittorini di Milano, si è tenuto un incontro con lo psicologo Paolo Miragoli accompagnato da degli interventi personali, in cui sono emerse le diverse reazioni che la dad ha scaturito negli studenti: ogni persona ha affrontato il lockdown in maniera differente, ma sicuramente esso ha provocato profondi cambiamenti per tutti, che spaziano dall’aspetto strettamente scolastico a un piano personale. In generale, tutti hanno sperimentato emozioni inedite e maturato riflessioni che ancora influenzano profondamente il presente. Innanzitutto, è affiorata la questione delle aspettative sul rendimento scolastico, aggravata ulteriormente dalla privazione dei contatti umani e dallo straniamento dalla realtà, fino a toccare lo smarrimento generato dalla mancanza di impegni e il tema dell’ansia da prestazione. In un mondo che muta, cambia, si evolve continuamente, ogni individuo è tenuto a dimostrarsi sempre performante e perfetto, per non essere divorato dalla vorticosa spirale del fallimento, ormai considerato inaccettabile. I giovani d’oggi soffrono moltissimo la paura del fallimento e soccombono sotto la pressione delle aspettative che, anche implicitamente, vengono proiettate soprattutto in ambito scolastico. Nonostante l’impatto della pandemia sugli studenti più volte denunciato, il problema viene ancora sottovalutato o trascurato, quando invece gli studenti manifestano la necessità di trovare uno spazio di confronto e dialogo in cui si possa fare spazio ai propri sentimenti e ai pensieri di ogni giovane.

 Tutto ciò non ha a che fare con una “malattia”. Sussiste nella nostra società uno stigma che individua nello psicologo una figura professionale a cui rivolgersi per risolvere un problema particolare, quasi come se chi frequentasse un terapeuta fosse affetto da una malattia, di fatto svilendo la complessità delle persone a un approccio problema-soluzione, che anela a una risoluzione di ogni conflitto interiore. Nella profondità dell’indole umana giace la sua unicità e bellezza da accogliere come elemento di crescita in grado di nutrire l’esperienza personale di ogni individuo, anche in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo.


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