Ovunque, ma che sia dialogo

Mentre altre scuole vengono occupate (ancora a Milano, Torino, Roma), oggi pomeriggio 21 febbraio la Camera dei deputati riceverà una delegazione di studenti e studentesse (speriamo) che hanno partecipato agli Stati generali della scuola, una iniziativa che si è svolta dal 18 al 20 febbraio, promossa dall’Unione degli Studenti con il supporto di ActionAid Italia, Arci, Coordinamento Nazionale Precari Scuola, Federazione Lavoratori della Conoscenza – CGIL, Legambiente, Libera Contro le Mafie, Link – coordinamento universitario, Priorità alla Scuola, Rete della Conoscenza e Sbilanciamoci, cioè un gruppo nutrito di realtà che intende raccogliere e dialogare con questo movimento.
Sul canale Vimeo della Agenzia Dire puoi ascoltare molte testimonianze di questa esperienza.

Qualcunə non vede di buon occhio l’audizione, la considera una occasione di facciata, ritenendo controparte governo e ministrə responsabili di questa situazione – vista anche la reazione violenta nelle piazze del 28 gennaio. Questo Parlamento non ha agito nel senso di un rinnovamento della scuola né del sostegno economico che necessita sia sotto l’aspetto strutturale che progettuale, per non parlare della formazione, retribuzione e precariato delle e degli insegnanti, tema inserito in molti documenti studenteschi usciti in questi giorni di mobilitazione.
Ritengo molto interessante che questi dialoghi a più livelli abbiano luogo in ogni contesto: a scuola, sui quotidiani, in famiglia. E’ utile a mio parere sintonizzarsi veramente sui temi in gioco, cogliere il significato di certe rivendicazioni e discutere apertamente del rapporto fra scuola e lavoro, di quella crepa terribile della sicurezza che ha coinvolto tragicamente le vite di Lorenzo e Giuseppe, proprio come ogni anno muoiono di lavoro – insicuro, precario, cattivo – centinaia di persone nel nostro paese. Una situazione su cui studenti e studentesse hanno dato una risposta che forse tutta la società civile non è ancora riuscita a dare.

La giornata conclusiva della iniziativa romana ha messo a punto alcuni obiettivi, fra gli altri: una legge nazionale sul diritto allo studio, più fondi strutturali in istruzione, e poi didattica partecipata, integrazione con il territorio, educazione alla sessualità e assistenza psicologica nelle scuole.

Sono temi importanti che sarebbe bello poter discutere senza troppe cornici ideologiche e senza aderire rigidamente al proprio ruolo. Per esempio, personalmente, se fossi ancora studentessa, non vorrei più psicologi a scuola, ma più laboratori di esperienza – musica, scrittura, disegno e chissà cos’altro -, perché le difficoltà fanno parte della vita e però ci sono modi di elaborarle che possono rivelarsi sorprendenti, e occasioni per scoprire la propria vocazione. Vorrei che la scuola mi insegnasse a conoscere il territorio in cui vivo: storia, realtà produttive, strade, musei, piazze, mostre, concerti… Vorrei che la scuola fosse come una seconda casa, accogliente e sicura, bella. Ma soprattutto vorrei relazioni autentiche, basate sullo scambio di competenze, di saperi, di strumenti per apprendere e per mettersi in gioco nel processo della conoscenza che quando si attiva è davvero una avventura e che la scuola qualche volta scoraggia invece che accendere nelle persone. Come possiamo studiare, scrivere, fare ricerca meglio? Questa è una scommessa che moltə docenti e studenti e studentesse fanno, ma che tantə altrə invece scansano. E sono domande che tutti gli studenti e le studentesse hanno il diritto di farsi, anche se non vanno in piazza.
In gioco c’è la scuola, ma anche la vita che vogliamo, e una idea di futuro che si gioca oggi. Qui e ora, ma solo se sapremo dialogare davvero, e sognare, cioè pensare il possibile.




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