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Luca Attanasio, ambasciatore (serenata n.6)

Luca Attanasio, ambasciatore (serenata n.6)

L’attentato che è costato la vita all’ambasciatore italiano Luca Attanasio, al carabiniere di scorta Vittorio Iacovazzi e all’autista Mustapha Milambo, ha lacerato il velo di silenzio e indifferenza sotto cui possono prosperano le tragedie del Congo. È persino difficile fare l’elenco di tutti i fatti storici e di cronaca terribili che lo rendono, secondo la classifica 2020 del Legatum Institute di Londra, il quinto paese più infelice e pericoloso del mondo.
La sua discesa agli inferi, come per molti altri paesi della triste graduatoria, ha inizio con il colonialismo; il Regno del Congo era una delle più grandi e prospere realtà africane, e pur mantenendo formalmente la sua indipendenza, subì la pressione delle colonie portoghesi, olandesi, francesi, spagnole che venivano  via via istituite nei  territori circostanti.

La storia del Congo è peculiare perché divenne una vera propria colonia solo nel 1885, con la nascita dello Stato “Libero” del Congo. Ad aggiudicarsela fu Re Leopoldo II del Belgio nella conferenza di Berlino (quella  in cui gli europei si spartirono l’Africa), tristemente noto perché ne fece un possedimento personale, teatro delle peggiori atrocità mai commesse dal colonialismo, che in pochi anni portò a dimezzare il numero delle e donne e degli uomini congolesi.
Per saperne di più: https://www.storicang.it/a/tragedia-congo-belga_14624

Nel 1960 arrivò l’indipendenza vera, subito macchiata del brutale assassinio del primo presidente della Repubblica del Congo, Lubumba, che con chiarezza aveva spiegato: “Il nocciolo del problema sta nel fatto che gli imperialisti vogliono adoperare le ricchezze del nostro paese e continuare a sfruttare il nostro popolo”.

Il Congo vive una situazione di guerra permanente. Vi si fronteggiano più di un centinaio di gruppi armati che controllano ferocemente intere regioni. L’esercito regolare è colluso e altrettanto violento. Lo Stato centrale è corrotto, impotente o inadempiente. Stragi, massacri, stupri di massa, razzie, deportazioni sono all’ordine del giorno. Solo nel 2020, oltre 2000 civili sono stati uccisi, mentre gli sfollati, nell’arco dei 12 mesi, ammontano a circa 100mila. Tutto questo in un quadro di crisi alimentare, aggravata da siccità e carestie, a cui come se non bastasse si è aggiunta la diffusione del virus Ebola che ha reso la situazione sanitaria drammatica.

L’Ambasciatore Luca Attanasio  conosceva questa situazione e fin dall’inizio ha fatto del suo consolato una costante operazione umanitaria e proprio nel corso di una di esse ha perso la vita. La dinamica dell’agguato è ancora da chiarire, ma a di là di questo c’è da chiedersi come mai un diplomatico del suo calibro si trovasse senza scorta adeguata in una zona così pericolosa. Una “svista”, non dell’ambasciatore, ma delle autorità che lo dovevano proteggere che va in parallelo con la disattenzione che riserviamo a questo paese e alle responsabilità che abbiamo nei suoi confronti.

Il Congo muore di stenti eppure straripa di oro, diamanti, caucciù, avorio, coltan, cobalto : risorse minerali e naturali che hanno rappresentato  una maledizione che continua ancora adesso.  A ognuna di esse può essere associata una storia dell’orrore; l’ultima ce la racconta il bravissimo Luca Attanasio, giornalista, curiosamente omonimo dell’ambasciatore, che condivideva la passione per il tormentato Congo. Nelle miniere di cobalto infatti 40 mila bambini, secondo quanto documentato dal UNHCR, vengono spediti nelle gallerie fin dall’età di 6-7 anni e scavano a mani nude per portare in superficie quantità sempre maggiori del minerale. Trovate l’inchiesta completa sulla pagina del giornalista

https://lucaattanasio.com/Articoli

Il cobalto serve ad alimentare i nostri smartphone e prossimamente le nostre auto elettriche. Quotidianamente ci serviamo di una risorsa del cui bisogno si occupano grandissime compagnie estrattive  e manufatturiere  che hanno fatto del Congo e di tanti altri paesi una nuova colonia. Un meccanismo che può essere contrastato solo con la richiesta di trasparenza, come fa Amnesty International, e da parte nostra con il consumo responsabile.

https://www.amnesty.org/en/latest/news/2019/03/amnesty-challenges-industry-leaders-to-clean-up-their-batteries .


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