Monouso addio?

Oggi  3 luglio entra ufficialmente in vigore la SUP (Single Use Plastic), la direttiva europea  il cui scopo è quello di eliminare gli oggetti di plastica monouso. La legge punta al contrasto del monouso mettendo al bando o riducendo fortemente alcune categorie di prodotti, come cotton fioc, posate, piatti, cannucce agitatori per bevande, stecchette per palloncini, contenitori per alimenti. Tali prodotti sono quelli che più frequentemente si ritrovano sulle spiagge e secondo le indicazioni dell’Europa saranno consentiti solo se costruiti in materiali considerati “naturali” come la cellulosa e il bambù, ma anche il cellophane e la viscosa che in realtà sono derivati sintetici. Questa legge non appare così all’improvviso: è stata scritta nel 2019 e le cosiddette linee-guida, cioè le indicazioni che ogni Stato Europeo deve seguire per scrivere la propria legge nazionale di adeguamento,  sono state  approvate dalla Commissione 3 mesi fa. La data di oggi è la data limite entro cui gli Stati devono presentare la loro legge. Spesso  e volentieri  si ammette qualche ritardo, ma sostanzialmente il tempo è arrivato.

Solo che l’Italia si è fatta trovare un po’ impreparata, infatti 3 mesi fa con l’uscita delle linee guida si è alzato un gran polverone, soprattutto da parte dell’industria della plastica – come se non fosse ormai noto che l’orizzonte è quello.
Vero è pero che la direttiva è un po’ troppo drastica, perché mette al bando anche le bioplastiche, materiali su cui  si ricerca da anni, soprattutto in Italia , e che rappresentano una valida alternativa alle plastiche tradizionali. Inoltre chi produce in plastica tradizionale può produrre anche in bioplastica (come si è fatto per i sacchetti della spesa che ora sono biodegradabili: facendoli pagare inoltre il loro utilizzo si è ridotto del 60%) e quindi non buttare via i propri macchinari né la propria industria. Insomma ci sarebbe un modo per fare quadrare capra e cavoli: introdurre una deroga per le bioplastiche,  cosa che l’Italia sembra intenzionata a fare, anche se fino ad adesso  si è preferito litigare  polarizzando ( e banalizzando)  la questione fra ecologisti ottusi e industriali cattivoni.

Questa deroga invece  limiterebbe le perdite del comparto ed è effettivamente più coerente con la natura e potenzialità di questi materiali, a cui fare la guerra come alle plastiche tradizionali forse non conviene, non solo dal punto di vista commerciale ma anche ambientale: il  problema infatti è l’uso improprio del manufatto monouso, anche laddove non necessario; una cultura , quella dell’usa e getta illimitato, che non ci possiamo più permettere, perché nessuna risorsa, per quanto  più rinnovabile di altre, è infinita.


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