Ma quale transizione?

L’Italia ha un nuovo governo, un nuovo Ministro dell’Istruzione, di cui parleremo prossimamente, e un nuovo Ministero: quello per la Transizione Ecologica. La scelta ha suscitato diverse reazioni: per qualcuno si tratta di una decisione di facciata, qualcun’altro lo vede un gesto di buona volontà, i più ottimisti lo considerano un passo avanti  concreto ed efficace.
Non si tratta di una scelta rivoluzionaria né inedita: la decisione di inaugurare un Ministero di questo tipo è coerente con l’invito della Commissione Europea ai paesi membri di dotarsi delle strutture necessarie a raggiungere l’obbiettivo emissioni zero a partire dal 2050. Una meta ambiziosa se pensiamo a quanto il nostro sistema di vita (spostamenti, riscaldamento, attività industriali) sia profondamente legato all’uso dei combustibili fossili. Inoltre, prima dell’Italia paesi come la Francia (nel 2020) e prima ancora la Spagna (2018), hanno deciso di ribattezzare in questo modo il vecchio Ministero dell’Ambiente, per indicare che il cambiamento è centrale, urgente e necessario. Ovviamente non è solo una questione di nome: nelle politiche francesi è uno dei Ministeri più importanti, infatti, con il passare del tempo ha iniziato a occuparsi non solo della protezione ambientale, ma anche di trasporti e di energia. In Spagna si concentra principalmente sul settore energetico ma ha compiuto scelte importanti per la decarbonizzazione. In entrambi casi non sono mancati errori e lentezze, ma a mio avviso sono stati passaggi importanti per una società che ha bisogno di tutti i segnali e strumenti per riconoscere e affrontare  la crisi ecologica senza precedenti in cui ci troviamo. Da questo punto di vista quindi che l’Italia si stia allineando con questo pensiero è un fatto da considerarsi positivo.

Dopodichè, basterà un Ministero per salvare il pianeta? Ovviamente no, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. In Italia abbiamo cominciato bene? “Insomma”, direbbe qualcuno. Se si va a vedere come nasce il Ministero per la Transizione Ecologica e da chi è guidato, qualche perplessità è inevitabile. Quello che doveva essere un “super ministero” dato dalla fusione di quello dell’Ambiente con quello, cruciale, dell’Economia, in realtà sarà la stessa struttura che ingloberà alcune funzioni relative all’energia e allo sviluppo sostenibile.  Questo sarà effettivamente funzionale oppure diventerà solo un passaggio in più in un ingranaggio già parecchio complicato? È tutto da vedere.
Si aggiunge la discutibile scelta di Roberto Cingolani come Ministro per la transizione ecologica. Si tratta di un fisico di altissimo profilo e di lunga esperienza, ma la sua è la carriera di uno scienziato che si è impegnato più sul fronte industriale che su quello ambientale. E, in particolare, l’ultimo incarico da lui rivestito fa onestamente storcere il naso: responsabile dell’innovazione tecnologica di Leonardo, la più grande azienda italiana produttrice ed esportatrice di armi in tutto il mondo.

Inoltre, non ho trovato affatto confortanti alcune sue recenti riflessioni in cui in relazione alla tutela ambientale si faceva appello a una “Umanità dominatrice illuminata e non solo predatrice”. Un modo ancora gerarchico di intendere la relazione umanità-natura che va in senso contrario alla svolta anche culturale di cui abbiamo bisogno. Noi non dobbiamo dominare ma stare in equilibrio con la natura e per questo è necessario accompagnare la tecnologia e lo sviluppo con una profonda riflessione eticaQualcosa è già successo in questo senso, ed è stato proprio grazie ai ragazzi e alle ragazze: le straordinarie mobilitazioni dei Friday’s for future hanno portato il senso di responsabilità nei confronti dell’ambiente dentro la vita di ogni giorno. Ora questo messaggio importantissimo va trasformato in politica, ci sono delle scelte da fare e dei soldi da spendere: non molti  per la verità, e comunque la transizione ecologica non si fa solo con i soldi, quindi a maggior ragione serve una spinta determinata e costante, e abbiamo ancora molto bisogno di tutt* voi. Non demordete, continuate a vigilare e a prendere parola, come è stato fatto qui.

https://actionnetwork.org/forms/0aff95f4482c09eb565b5701f865b286e49610c7

Dopodiché personalmente spero, appena sarà di nuovo possibile, di ritrovarmi nelle piazze insieme a voi.


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