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#Leggere i giornali: “Avvenire” racconta dei semafori verdi contro i muri

“Sappiamo che ci sono persone nelle foreste che hanno bisogno di aiuto, che stanno morendo senza di esso e che possiamo aiutarle. Ma non li vediamo, quindi come possiamo raggiungerli per offrire quell’aiuto?”

Così nell’ottobre scorso Kamil Syller e altri cittadini di Dubicze Cerkiewne, nel nord-est della Polonia, hanno avuto una idea e hanno cercato di darne massima informazione, anche attraverso un sito che offre informazioni di arabo, curdo, francese, e polacco.

Oggi si parla della costruzione di un muro lungo il confine e “Avvenire” dedica uno speciale a questa crisi politica e umana.

«Nella casa contrassegnata dal “semaforo verde” dalla sera in poi troverai un aiuto d’emergenza». Non potevano più stare a guardare quanto sta succedendo al confine fra Bielorussia e Polonia, dove un numero crescente di persone cerca di passare il confine -principalmente curdi provenienti da Siria, Iraq e altri Paesi del Medio Oriente. costrette ad accamparsi con temperature gelide famiglie, ragazzi, bambini, uomini e donne che cercano solo un modo per ricominciare in Europa. Intanto il 13 dicembre è stato ritrovato nel bosco morto un ragazzo siriano di 20 anni. Nelle settimane precedenti, secondo i media polacchi, almeno altri nove migranti erano stati trovati morti sui due lati della frontiera. 
    L’Occidente ha accusato il regime di Alexander Lukashenko di aver orchestrato il flusso di migranti come rappresaglia contro le sanzioni Ue. I migranti hanno raccontato di essere stati spinti oltre il confine dalle forze bielorusse e ricacciati indietro da quelle polacche. Ostaggi di politiche scellerate.

Ecco parte dell’articolo che puoi leggere per intero su “Avvenire“:

“La legge polacca vieta di accompagnare i migranti lungo il tragitto o di farli soggiornare per più giorni. In questi casi si va incontro a un processo per favoreggiamento dell’immigrazione illegale. Allo stesso tempo è vietato avvicinarsi al confine per lanciare viveri, sacchi a pelo, coperte in territorio bielorusso.


Gli attivisti delle “lanterne verdi”, offrendo ospitalità per la notte e aiuti d’emergenza non sono perseguibili. Secondo l’avvocato Syller, molti migranti per timore di venire denunciati si nascondono nella foresta, sul lato polacco, anziché chiedere aiuto alla gente del posto. «Non ti aiuteremo a nasconderti o a viaggiare oltre – è il messaggio – . Ti aiuteremo solo a sopravvivere, come parte della solidarietà con una persona bisognosa».
I volontari non forniscono dati sulle persone fino ad ora accolte. E mentre l’Europa critica il premier bielorusso Lukaschenko per sfruttare a scopi politici questa situazione. Intanto il 13 dicembre è stato ritrovato nel bosco morto un ragazzo siriano di 20 anni. Nelle settimane precedenti, secondo i media polacchi, almeno altri nove migranti erano stati trovati morti sui due lati della frontiera. 
    L’Occidente ha accusato il regime di Alexander Lukashenko di aver orchestrato il flusso di migranti come rappresaglia contro le sanzioni Ue. I migranti hanno raccontato di essere stati spinti oltre il confine dalle forze bielorusse e ricacciati indietro da quelle polacche.


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