La voglia di studiare

Studiando in biblioteca mi capita di guardare l’ora. Mi dico che è perchè voglio misurare quanto tempo è passato, quante pagine ho studiato, quante ancora rimangono. In parte è vero, ma c’è un altro motivo: mi annoio. Non ho l’arroganza di credere che questa sia un’esperienza universale; sono sicura che esistono 2 o 3 persone al mondo che, studiando per un esame, non si annoiano neanche un secondo. Le ammiro, ma lo dico subito: questo articolo non fa per loro. E’ per tutti gli altri, quelli che, acceso il cellulare per guardare l’ora, si ritrovano 15 minuti dopo avendo risposto a 4 conversazioni diverse su Whatsapp, scritto ai genitori che stanno bene e torneranno per cena, controllato il meteo e scoperto da un reel su instagram un nuovo locale perfetto per l’aperitivo, proprio a due passi dall’università. Ovviamente, spento lo schermo, non si ha alcuna idea di che ore siano. Bisognerà accenderlo di nuovo. 

Ci sono migliaia di ragioni per cui ci annoiamo, e altrettanti articoli e lamentazioni generalizzate di genitori e docenti che si interrogano sul motivo per cui ragazzi e ragazze non studiano. I “giovani” passano troppo tempo al telefono, non escono più, sono dipendenti dalla tecnologia, mancano di curiosità, di attenzione, di disciplina. Affermazioni sentite mille volte, pronunciate da fonti più o meno autorevoli, che cercano di affrontare il tema della dipendenza dal digitale. Anche solo elencare ogni argomentazione sarebbe impossibile, per questo rimando ad alcuni articoli per chi volesse approfondire l’argomento: 

Bambini e dipendenza da smartphone, le regole ferree non servono a nulla – La Repubblica 

Ragazzi e dipendenze, allarme da social network: «Non riusciamo a staccarci» – Corriere della Sera

È incontestabile che l’esperienza di un ragazzo o di una ragazza che cerca di studiare nel 2022 non sia la stessa di anche solo 30 anni fa. Siamo attraversati da un’evoluzione così repentina dei mezzi di comunicazione digitali che anche il nostro vissuto si è distaccato completamente da quello delle generazioni precedenti. Questo causa molti problemi di comunicazione generazionale, e forse anche per questo c’è tanta difficoltà quando si cercano delle soluzioni al problema. Io credo fermamente che i giovani siano curiosi, interessati ad imparare, credo che possano trovare piacere nel cercare informazioni e ottenere risposte alle proprie domande (esercizio reso estremamente facile proprio dai mezzi digitali). Quindi perchè è così difficile studiare? Se è vero che gli studenti non sono svogliati (o almeno non lo sono più di prima), bisogna forse guardare all’industria digitale, che studia continuamente modi per non farci spegnere il telefono, per farci continuare a cliccare. Mai, o almeno quasi mai, ho letto o sentito giustificare i giovani per il loro attaccamento al cellulare, il che è assurdo se si considera che vengono condotti studi sulle nostre reazioni neurologiche al fine di mantenerci interessati, per farci vedere più pubblicità, per farci interagire maggiormente con i contenuti che vediamo ogni giorno.

È necessario cambiare punto di vista e riflettere sulle cause materiali, più che antropologiche del problema. Gli studenti sono stanchi di sentirsi incolpati di un sistema di cui sono vittime e di sentirsi accusati di una mancanza di interesse che non riflette la realtà. Il rapporto con lo studio di uno studente del XXI secolo, ma in particolare degli ultimi anni, va analizzato alla luce di questo contesto. Sono convinta che creatività, curiosità e voglia di imparare siano parti fondamentali del nostro essere e per questo mi dispiace che la realtà degli studenti di questa generazione sia così poco capita e mal raccontata. 


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