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La Buona Maestra, il Buon Maestro, n. 4

La Buona Maestra, il Buon Maestro, n. 4

Continua la nostra inchiesta. Rispondono questa volta Laura, Gigi e Mattia, che frequentano il secondo anno del liceo Carducci. GRAZIE a loro!
Che sia il Caso o il destino, l’incontro con l’insegnante condiziona molto la vita, non solo l’apprendimento o il “rendimento” scolastico, ma anche per le scelte che compiremo, l’idea di ciò che sappiamo o non sappiamo affrontare. Un incontro umano, prima di tutto, importantissimo. Partecipa anche tu: rispondi a queste domande e intervista a tua volta amici e amiche specificando il tuo nome e la tua età.
Scarica da qui il documento di word con le domande e lo spazio per le risposte e invia a 8@8pagine.com

Nella tua vita hai mai incontrato insegnanti brav*?

Laura: Si, ho incontrato alcuni insegnanti bravi. In particolare la mia professoressa di italiano delle medie, con cui mi tengo in contatto ancora oggi. Oltre che essere stata una perfetta insegnante nella sua materia, riuscendo a pianificare l’insegnamento al meglio e a rendere interessante ciò che spiegava, mi è stata di fondamentale importanza nella mia crescita personale. Ogni volta che sbagliavo, mettendo in dubbio le mie qualità (di cui lei tanto mi parlava) riusciva con poco a farmi cambiare il punto di vista sulle cose, migliorandole. Mi ha insegnato a non guardare un errore commesso come un fallimento, ma come alla tappa di crescita continua e come unico modo per arrivare al successo. È riuscita inoltre a non limitarsi a insegnare un agglomerato di nozioni ma a ispirare i suoi studenti a imparare, a trarre il bello da ogni spiegazione e parola scritta.  

Gigi: Sì.

Mattia: Ne ho incontrati molti, soprattutto alle medie.

In base alla tua esperienza, cos’è che fa di un* maestr* un* brav* insegnante?

Laura: Credo che l’essere un* brav* insegnante non si limiti all’essere competenti nella propria materia (che a sua volta non si limita al sapere termini e concetti, ma al saper congiungere le idee e argomentare su ogni punto di vista della materia), ma vada ben oltre. un brav* insegnante deve dimostrare fiducia in se stesso e nei suoi studenti, deve saper ascoltare le esigenze e requisiti dei singoli, essere comprensivo, professionale, deve sapere esprimere un interesse personale verso tutti gli studenti, essere paziente ed aiutare gli studenti in difficoltà. Ma in particolare deve essere capace di vedere in ogni suo studente il suo personale potenziale, riuscire a farlo sbocciare e portarlo verso il successo, riuscendo a trovare un equilibrio tra dare obiettivi troppo alti per loro ed essere troppo accondiscendi, e, soprattutto, utilizzare i loro progressi come guida personale dall’insegnante stesso, permettendo anche ad ess* di imparare insegnando. 

Gigi: Gli e le insegnanti che ho reputato brav*, hanno sempre avuto delle caratteristiche comuni: serietà, pazienza. 

Mattia: La capacità di saper essere oggettivo sotto il punto di vista delle valutazioni ma allo stesso tempo di saper provare empatia verso lo studente.

Quando invece secondo te un* insegnante non è brav*?
Laura: Un* insegnante non è brav* quando sottovaluta piccoli problemi degli studenti per non infierire su di loro, quando mette in atto scene rumorose e drammatiche credendo di risolvere un problema, ma comportando così, solo una perdita di rispetto nei suoi confronti, quando non è comprensivo, quando tratta le esigenze degli studenti in egual modo omologando la classe, quando non varia mai il suo metodo di insegnamento, quando manca di rispetto verso gli studenti e soprattutto quando pone come solo ed unico obiettivo il solo acquisire competenze della sua materia.  

Mattia: Quando ha pregiudizi sullo studente, o in generale sulla classe (più rara come situazione).

Gigi: quando limita gli alunni.

Se tu fossi un* insegnante quale sarebbe la cosa che vorresti davvero insegnare?

Laura: Credo che essere un* insegnante sia uno dei lavori più complicati in assoluto, ma se lo fossi punterei a insegnare ai miei studenti il bello di imparare. Insegnerei a essere creativi, a non avere paura di cadere perché ci si può sempre rialzare e mostrare al mondo il meglio di se. Anche se  l’obiettivo principale sarebbe quello di fornire (o meglio far scoprire, perché la maggior parte ne è già fornita) ai miei studenti gli strumenti per continuare nel loro percorso al meglio, indipendentemente che esso sia quello scolastico o meno

Mattia: Se fossi un insegnante mi piacerebbe insegnare filosofia, perché mi affascina come materia.

Gigi: Vorrei poter istruire i ragazzi in una materia, qualunque essa sia, che apra la mente, tolga la pigrizia e renda un po’ curioso qualcuno che magari vive nella ‘’comfort zone’’.

Se fossi un* insegnante in che modo aiuteresti i tuoi alunni?
Laura: Creando un ambiente in cui si possano sentire al sicuro in ogni situazione, farei più di quello che ci si aspetta normalmente da un insegnante; presenterei degli approfondimenti interessanti sulla materia per far sì che si appassionino ad essa, dimostrerei di essere una persona competente e mostrerei ai miei alunni in che modo la mia materia condiziona il mondo per riuscire a motivarli. In generale, prenderei ispirazione dagli insegnanti bravi che ho avuto, così per diventare, magari, un giorno, anche io un’ispirazione per i miei alunni. 

Mattia: Cercando di capire i loro problemi e pensando insieme a loro ad una soluzione. Non sminuirei i loro problemi e, chiedendo il permesso dell’alunno, ne parlerei alla classe per includere tutti nella risoluzione del problema.

Gigi: Strutturando un legame di fiducia e stima reciproca, in modo che pur nella ‘’strettezza’’ della professionalità, si insegni in un contesto meno rigido e formale.


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