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Il mondo salvato dai ragazzini (Serenata n. 4)

Il mondo salvato dai ragazzini (Serenata n. 4)

Era il titolo di un romanzo di Elsa Morante del 1965, ma è un titolo perfetto per ciò che voglio dire. Lottano per la democrazia, la libertà, la giustizia sociale, l’ambiente: in tutto il mondo c’è una generazione di ragazzi e ragazze giovanissimi che si oppongono a dittature, guerre, leggi ingiuste, degrado ambientale. Consapevoli di quello che vedono intorno, risvegliano le coscienze di tutt*, giovani e meno giovani, puntando il dito contro le cose che devono cambiare.

A volte in modo estremo e drammatico. Joshua Wong, uno dei leader della protesta anticinese di Hong Kong, ha 23 anni ed è stato arrestato assieme a due coetanei e condannato a 13 mesi e mezzo di carcere. Aveva solo 17 anni la palestinese Ahed Tamimi quando è stata condannata a 8 mesi di carcere da un tribunale militare per aver schiaffeggiato due soldati israeliani durante un’operazione in Cisgiordania; tornata libera dopo tre mesi, la ragazza è uno dei simboli più potenti della lotta di resistenza del popolo palestinese all’occupazione israeliana. E che dire di Saba Kord Afshari, l’attivista iraniana incarcerata quando aveva vent’anni, per aver infranto l’obbligo di indossare lo hijab, il velo cosiddetto islamico che copre il capo e il collo delle donne, e che è stata condannata a 24 anni di reclusione.

I loro gesti dovrebbero essere presi sul serio dalla comunità internazionale. Come è successo a Greta Thumberg, che prima di diventare una celebrità ha “scioperato” in solitudine davanti ai palazzi del potere dando vita ai Fridays for future, ma oggi è portavoce di una battaglia planetaria condotta prevalentemente da giovanissim*. Anche il saluto ribelle delle tre dita alzate – ripreso dai romanzi The Hunger Games – utilizzato dagli studenti thailandesi che da mesi scendono in piazza a migliaia per chiedere le dimissioni del primo ministro e la riforma di una monarchia arretrata e liberticida: gli attivisti più in vista sono già nel mirino della polizia, ma continuano a portare avanti la loro protesta.

Non ha paura della polizia neanche la diciassettenne russa Olga Misik, che un giorno si è seduta di fronte alle schiere di agenti in tenuta antisommossa per leggere ad alta voce articoli sulla libertà di parola e di manifestazione contenuti nella costituzione del suo paese. Quel gesto improvvisato e spontaneo ha fatto conoscere a tutto il mondo l’esistenza di una gioventù russa che sfida il potente Putin, reclamando elezioni libere.

Sono ancora i giovani che in un paese complicato e violento come la Nigeria, hanno avuto il coraggio di chiedere ad alta voce che la polizia smetta di picchiarli ed ucciderli. Si chiamano “#End Sars”, dall’acronimo Special Anti-Robbery Squad (SARS), una squadra speciale della polizia istituita nel 1992 per combattere crimini come rapine a mano armata e rapimenti, che agisce a volto coperto e che negli anni è stata spesso accusata di violenze e soprusi ed è monitorata per questi motivi da Amnesty International.

Sul fronte ambientale ci sono moltissimi altri esempi oltre a quello di Greta: un giovane studente di ingegneria aereospaziale olandese, Boyan Slat, a soli 17 anni ha progettato un sistema di barriere galleggianti con cui ripulire gli oceani dalla plastica: la missione di The Ocean Clean Up in 5 anni ha raccolto una quantità incredibile di fondi e dopo una prima fase di sperimentazione, ha iniziato a raccogliere la plastica nell’Oceano Pacifico, e da qualche mese è stato lanciato il progetto di raccolta anche per i fiumi.

Rimanendo in tema di acque dolci, in Italia ha dimostrato coraggio e determinazione immensi il giovanissimo Aran Cosentino, friulano, che ha soli 14 anni con la sua battaglia ha salvato uno degli ultimi torrenti ad alto grado di naturalità della sua regione da un progetto di sfruttamento idroelettrico:  ne ha svelato il pesante impatto ambientale  a fronte di una produzione elettrica esigua, portando alla luce una dinamica speculativa alimentata da lauti incentivi statali, che in passato ha già compromesso  moltissimi corsi d’acqua montani.

Quella che è una generazione spesso esclusa dai grandi processi mondiali, spesso accusata di superficialità e individualismo, sta invece dimostrando che le cose devono e possono cambiare.


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