Il diritto all’aborto e gli USA

Si sta parlando molto, ultimamente, di diritti riproduttivi, in particolare in contesto statunitense. Il diritto all’aborto è ora minacciato da un intervento della Corte Suprema, in una serie di step legislativi che chiariremo qui sotto. Ritengo fondamentale che si comprenda, dal punto di vista giuridico, quali sono le basi di un dibattito che sta toccando profondamente l’opinione pubblica mondiale e che potrebbe essere di esempio (in negativo) per altri provvedimenti a seguire. Nasce una necessità nuova, quella di tutelare diritti già garantiti: è stato minacciato un diritto fondamentale della persona, ritenuto ormai completamente acquisito dall’Occidente democratico.

Roe vs Wade: di cosa si tratta? Sta facendo discutere una decisione, non ancora definitiva, della Corte Suprema statunitense. Questa delibera riguarda la storica sentenza Roe vs Wade, che dal 1973 ha rappresentato la base giuridica del diritto di interruzione di gravidanza. Nel 1972 il caso di Jane Roe, incinta del marito violento, venne difeso da un team di avvocate in tribunale. Il caso passò poi alla Corte Suprema, che deliberò a suo favore nel 1973 e riconobbe il diritto all’aborto della donna. Da una bozza (trapelata e diffusa da Politico) sappiamo che cinque dei nove giudici della Corte si sono espressi favorevoli al ribaltamento della sentenza. La decisione comporterebbe la fine del diritto all’aborto in almeno 13 stati, che hanno dei “divieti dormienti” che entrerebbero immediatamente in vigore. 

Cosa comporta il rovesciamento della sentenza?  Prima della sentenza Roe vs Wade, la questione dell’aborto era affrontata separatamente dai diversi Stati, che avevano ciascuno a riguardo una propria legislazione. In oltre la metà degli Stati l’interruzione di gravidanza rappresentava un reato in qualsiasi caso. In soli 4 la legge garantiva il diritto all’aborto sulla base della richiesta della persona incinta (e non solo in casi di stupro o pericoli per la salute). 

A questa sentenza (e alla “Planned Parenthood vs Casey”) ora la Corte Suprema si oppone, dichiarando la non costituzionalità del diritto. Le ragioni addotte dalla Corte nella bozza trapelata vertono sul fatto che l’interruzione di gravidanza non sia menzionata come diritto nella Costituzione statunitense. 

Se questa sentenza non dovesse essere considerata abbastanza “forte” (e quindi non avere sufficienti fondamenti giuridici) per avere valore federale, altri diritti rischiano di essere messi in discussione. Ad esempio i matrimoni omosessuali, su cui la Corte si era espressa nel 2015, diritto sancito da una sentenza e non da una legge federale. 

Trovate ulteriori dettagli sull’iter legislativo in questo video (partendo dal minuto 13.46). 
Ricordiamo che questa è solo una bozza, e non la decisione definitiva, che possiamo aspettarci di vedere nei prossimi mesi. Nonostante la Corte Suprema non si sia ancora pronunciata ufficialmente, la diffusione online del testo ha innescato una serie di reazioni molto forti. Poche ore dopo la pubblicazione della bozza molti attivisti si sono ritrovati davanti alla Corte Suprema per protestare e diverse associazioni per i diritti civili hanno espresso grave preoccupazione. 


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