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“I miei stupidi intenti”, un libro da ...

“I miei stupidi intenti”, un libro da leggere

“Cominciai a scrivere la mia storia. Mi interrompevo solo per mangiare e dormire, e anche allora scavavo nei ricordi più lontani, restituendo ogni sensazione in parole. Mi scoprivo a piangere, o a digrignare i denti dalla rabbia, a premere più forte sulla carta, o ad accarezzarla, innamorato di Louise o di Anja, sorpreso si come avessi vissuto, ancora incerto di come sarebbe andata a finire.”  (pag. 235)

Fra le cose belle che ti possono succedere quando lavori in una libreria, una bellissima è incontrare un romanzo che ti folgora, che non ti aspettavi. E ancor più bello è quando ti capita l’avventura di conoscerne l’autore.

Questo è successo proprio a me. Un’amica editor mi ha fatto leggere in “anteprima” un romanzo sul quale stava lavorando e dopo poco mi ha presentato chi l’ha scritto.

E’ stato così che ho conosciuto Bernardo Zannoni, 26enne schivo, con uno sguardo guizzante e un’ironia sottile che trascina. Bernardo aveva 21 anni quando ha iniziato a scrivere questo libro, ma la sua scrittura emoziona e colpisce per la maturità che esprime: con estrema facilità e naturalezza, e grazie ai suoi personaggi, ti porta nei territori più complessi della vita (e della morte).

Ma chi sono i protagonisti della sua storia? Animali. Più precisamente una faina zoppa. Una faina che impara a scrivere, scopre Dio, scopre il tempo, scopre la morte. E questa, in pochissime parole, è la trama. 
Non bisogna però farsi ingannare dalla capacità di leggere o di scrivere di Archy (il nome della faina). Anche se il richiamo agli animali antropomorfi di Disney sembra scontato, quelli di Zannoni sono proprio bestie, e anche se usano piatti e posate, mantengono intatta la loro natura: rispondono agli istinti più ferini e, privi di una coscienza – così come noi la intendiamo -, non conoscono la paura del tempo che scorre. 

Il romanzo si inserisce nel filone “classico” degli animali parlanti. Oltre alle favole di Esopo, esempi celebri di storie con animali antropomorfi sono Il vento tra i salici (1908) dello scozzese Kenneth Grahame, che attraverso il mondo animale mostrava uno spaccato dell’Inghilterra di Edoardo VII con tutte le sue divisioni sociali; oppure La fattoria degli animali (1945) di George Orwell, che denunciava, invece, la deriva autoritaria dello stalinismo; o, ancora, La collina dei conigli (19729) di Richard Adams, dove un drappello di piccoli coraggiosi conigli, alla ricerca di un avvenire più sicuro, migra verso la libertà, affrontando molti nemici.

I miei stupidi intenti, può essere considerato un romanzo di formazione. Archy, scappato dalla sua famiglia di origine, incontra Solomon, la volpe usuraia che lo metterà di fronte a scelte difficili, esponendolo senza sconti alla crudeltà della vita. E’ una storia di animali, di istinti, di violenza, che rifiuta e supera una rappresentazione idilliaca della natura, e allo stesso tempo è un romanzo che parla di noi, di cosa significa essere umani, ma soprattutto di cosa significa essere mortali. Consigliatissimo. Una bella intervista all’autore è al link qui sotto:

https://www.illibraio.it/news/dautore/i-miei-stupidi-intenti-bernardo-zannoni-1413139/

Bernardo Zannoni, I miei stupidi intenti, Editore Sellerio.


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