READING

Genova 2001-2021. Lettera a mia nipote che ha vent...

Genova 2001-2021. Lettera a mia nipote che ha vent’anni

Eri venuta su questa terra pochi mesi prima del luglio 2001. Quei giorni che si ricordano oggi, tra ricorrenza, celebrazione, e occasione per riprendere – si dice – le fila di percorsi interrotti, o sublimati, o rielaborati. Tu arrivavi su questo mondo che di lì a poco avrebbe conosciuto la guerra globale permanente, poi il disastro di Fukushima, poi la crisi sistemica climatica, sociale, di civiltà.  E poi il virus, la pandemia che avrebbe incollato te e milioni di ragazzi e ragazze della tua generazione agli schermi dei vostri computer, alla reclusione forzata, e  necessaria tra le quattro mura delle vostre stanze, orizzonte di utopia e di sogno. È da tempo che rifletto su come provare a condividere con te, con i tuoi coetanei e coetanee, quelle esperienze di venti anni fa, ma sempre irrompe in me il timore di sembrare un “padre” reduce che pretende di passare il testimone. O che si arroga il diritto di trasmettere conoscenza o verità presunte. È un po’ la sensazione che mi assale ogni qualvolta mi imbatto nel ricordo di venti anni fa. Vittima? Reduce? Perdente? Possibile o improbabile portatore di verità e cause giuste?  Forse solo uno tra tanti che non avrebbe potuto stare altrove o fare altrimenti, né più e né meno. E che ha provato a farlo prima, durante e dopo. Certo senza gran successo visto che vi stiamo consegnando un mondo a pezzi. E  poi con sollievo mi torna alla mente la tua foto di quando a Vancouver eri scesa in piazza con i Fridays for the Future con decine di migliaia di coetanei e coetanee di ogni parte del mondo. Ancora hai appeso un cartello fatto a mano nella tua stanza, qui a Roma. Cambia il sistema. E ricordo quando mi parlasti della rabbia verso la violenza del potere che ti prese dopo aver visto il film su Stefano Cucchi. E ti raccontai di Carlo Giuliani. O quando tornata da Vancouver decidesti di barattare o donare i tuoi vestiti, e diventare definitivamente vegetariana. E che ti ostini a girare per Roma a piedi per non inquinare. E come te tanti e tante altre della tua generazione, che non trovano nulla di strano a vivere con vostri coetanei e coetanee con la pelle di un altro colore, o nell’amore qualsiasi esso sia. Odiate la guerra dal profondo dell’anima, e tu stai imparando la politica della vita attraverso sonetti di Shakespeare. Non vi entusiasmate per i dibattiti sulla legge Zan, visto che il rispetto delle varie forme di amore è per voi cosa affatto fuori dal mondo. Anzi. Né credo, forse in fondo spero che così sia, vi entusiasmate tanto dei nostri racconti di venti anni fa, o sulle grandi teorie ed i massimi sistemi della globalizzazione o dell’altermondialismo, dell’antropocene o dell’intersezionalità, visto che tante delle cose di cui parlavamo e per le quali ci impegnavamo, le vivete già in prima persona. Le sentite vostre a prescindere. Sapete bene che va bene il pane ma nella vita si ha diritto anche alle rose. Sai, noi che avevamo i nostri “anta” venti anni fa ora ci si emoziona facile, si torna indietro nel tempo, si spera che il ricordo diventi strada per il futuro. Voi invece avete davanti la vita. E nessun testimone da prendere da chi allora c’era. Visto che ve lo siete preso da soli e da sole, senza neanche accorgervene.


RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

INSTAGRAM
INCONTRIAMOCI ANCHE QUI