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“Figlie dell’epoca. Donne di pace in t...

“Figlie dell’epoca. Donne di pace in tempo di guerra”.

Quello che racconto succede esattamente 107 anni fa. 2000 donne si trovano all’Aja per il Congresso internazionale delle Donne, organizzato dal Women’s International League for Peace and Freedom con la statunitense Jane Addams come presidentessa. Si svolge dal 28 aprile al 1° maggio 1915, in piena Prima guerra mondiale… ma le donne che vi partecipano arrivano da tutto il mondo, paesi belligeranti e non.  
Alla serata d’apertura del Congresso erano 1136, nei giorni successivi arrivarono a oltre 2000. Le donne olandesi erano più di mille. C’erano poi 6 austriache, 5 belghe, 2 canadesi, 6 danesi, 28 tedesche, 3 inglesi (sarebbero dovute essere 180, ma a causa dell’inasprirsi del conflitto il governo inglese chiuse i porti), 10 ungheresi, 12 norvegesi, 16 svedesi e 47 americane.  L’Italia era rappresentata da Rosa Genoni, femminista, pacifista e internazionalista, nonché prima stilista italiana e ideatrice del Made in Italy.
Questa enorme capacità organizzativa, in tempo di guerra con mezzi di comunicazione e di trasporto di 100 anni fa, fu possibile grazie alla solida rete di relazioni femminili che le organizzazioni internazionali avevano intessuto nel corso degli anni precedenti.
Come primo gesto simbolico, queste donne si abbracciarono. Nei loro discorsi si riferivano continuamente alla sisterhood e alla motherhood affermando così la propria volontà di presentarsi come interlocutrici “differenti” della diplomazia. 
Vedevano la loro differenza di genere, il loro essere donne, come mezzo per promuovere politiche di vita e non di morte e per giustificare la propria iniziativa pubblica a livello internazionale. Il congresso doveva testimoniare la differenza delle donne sulla scena politica internazionale. 

Ovviamente le 2000 donne non potevano essere d’accordo su tutto, ma il Congresso si concluse con l’elaborazione di un documento da cui, qualche anno dopo, il presidente Woodrow Wilson avrebbe tratto ispirazione per i suoi “Quattordici punti” per la risoluzione del conflitto.

Le delegate al Congresso dell’Aja affermarono:

1. La volontà delle donne di essere presenti e contare nella vita pubblica, e di vedere riconosciuto un proprio posto nei governi per condividerne la responsabilità. 

2. Un posto per le donne nelle future trattative di pace, e affermarono la necessità di una pace duratura fondata sul concetto di giustizia e sulla creazione di un organismo internazionale al di sopra delle parti. La costruzione di una pace duratura doveva prevedere che nessun territorio venisse trasferito senza il consenso di chi lo abitava, e perciò nessun diritto di conquista fosse riconosciuto; che a tutti i popoli fosse riconosciuta l’autonomia di governo e un parlamento democratico; che le dispute internazionali fossero risolte attraverso l’arbitrato o la conciliazione; che sui Paesi che in futuro avessero comunque fatto ricorso alle armi dovevano essere esercitate pressioni economiche, sociali e morali; che la politica estera fosse soggetta al controllo democratico e non lasciasse spazio ad accordi segreti tra governi e diplomazie.

3. La necessità di educare le giovani generazioni alla pace (come disse Rosa Genoni: sarebbe stato più facile e produttivo educare i bambini secondo i principi di una pace giusta che non convincere gli adulti) ma al contempo l’urgenza di un’iniziativa immediata per raggiungere la pace, ovvero i paesi neutrali dovevano indire una Conferenza e offrire una mediazione continua.

Per saperne di più, consiglio vivamente il libro Figlie dell’Epoca. Donne di pace in tempo di guerra (Incontri editorice, 2019) e l’omonimo spettacolo di Roberta Biagiarelli, che ringrazio per avermi fatto scoprire questa meravigliosa storia di cui si parla troppo poco.


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