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Ebbene sì, voi ragazz* contate eccome

Ebbene sì, voi ragazz* contate eccome

Non è un fatto da sottovalutare. Nei giorni del G20 e della Cop 26 giovanissim* attiviste e gli attivisti per il pianeta hanno conquistato le prime pagine dei quotidiani. “I grandi siamo noi”, mezza pagina del quotidiano “Repubblica”, e poi il discorso del premier Draghi che cita i giovanissimi e addirittura i bla bla bla, le parole vuote, le parole inutili, auspicando azioni concrete per il cambiamento.
E Antonio Gutierres, segretario generale delle Nazioni Unite alla fine del suo monito cita di nuovo i giovani che “devono continuare a fare quello che stanno facendo: chiedere ai propri leader di prendersi le proprie responsabilità”.
Insomma, anche se siamo sempre nei guai e non si è fatto abbastanza, la battaglia che ragazze e ragazzi hanno fatto negli ultimi anni non è affatto una battaglia persa, ma è diventata una leva decisiva per promuovere il cambiamento e quella coscienza diffusa che ci obbliga a ripensare i comportamenti individuali e le scelte politiche.

Nonostante i tentativi di personalizzare il movimento, di denigrare o esaltare la presunta ingenuità di Greta – come se fosse sola – di farle i predicozzi, potremmo dire che al g20 e che a Cop26 , proprio come nella favola di Andersen, il Re è nudo e siede circondato dalle sue contraddizioni. “Se la terra fosse una banca l’avreste già salvata” resta per me uno dei più begli slogan della piazza, e una analisi politica con i fiocchi.

Quali problemi deve affrontare chi vuole davvero promuovere il cambiamento?
La corsa al profitto facile, l’idea di un pianeta come riserva inesauribile di energia, che è possibile sfruttare senza conseguenze… In breve, l’ignoranza e l’avidità.
A questo proposito mi viene in mente il mito di Saturno che mangia i suoi figli perché non sopporta l’idea che lo scalzino dalla sua posizione di potere: un paradosso – che lui ha vissuto anche come figlio, perché ha dovuto passare dalla stessa fissazione -, una ossessione violenta per il potere, che viene “risolto” solo grazie a Gea, la Terra che dando in pasto una pietra a Saturno fa sì che il figlio Zeus possa nascere…

A questo proposito Vittoria Longoni ha scritto un libro importante, Madre Natura, pubblicato da noi di enciclopediadelledonne.it nel quale analizza la dialettica e il contrasto fra una visione predatoria della natura e una visione diversa, ispirata ad altri principi. Si parla in quel libro della cultura della Grecia antica, dei riti tutti femminili legati al rispetto per la terra, per le stagioni, per il ciclo della vita e della morte come parte di una visione che intende essere rispettosa della natura, e che non accetta una visione soltanto predatoria della relazione fra creato e creatura. È una visione che l’ecofemminismo ha ripreso e che si esprime in tanti movimenti ed esperienze concrete che vogliono proporre un altro rapporto con le risorse naturali, da cui deriva una vita individuale e collettiva meno assurda di quella che viviamo, e quella economia circolare che può essere una via concreta e percorribile.
Se ragazze e ragazzi di tutto il mondo sono uniti in questa battaglia è anche perché hanno capito bene, e prima di tanti “grandi”, che quella per il clima e il pianeta è la battaglia per una giustizia sociale globale, che influenza tutti i fenomeni che viviamo, dalle migrazioni ai diritti elementari, dalla salute alla povertà, dall’istruzione al futuro, dalla predazione al rispetto reciproco.




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