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Nostalgia di scuola, quella vera (Serenata n. 2)

Nostalgia di scuola, quella vera (Serenata n. 2)

Almeno che non si trovino in Toscana, Abruzzo o Valle d’Aosta, gli alunni delle scuole superiori sono ancora a casa, davanti al computer o al telefono, senza sapere quando potranno lasciare la solitudine della propria stanza – per chi ne ha una tutta per sé.
Sono scoraggiati e arrabbiati, e come dargli torto? Prima il 75%, poi il 50%, prima il 14 dicembre, poi il 7 gennaio, poi l’11 e poi nemmeno quello. Uno stillicidio di scadenze e decisioni contraddittorie che non fanno altro che accumulare aspettative, ma anche il senso di essere considerati vagamente irrilevanti da una parte e pericolosi dall’altra. Dal Comitato Tecnico Scientifico ieri è arrivata addirittura l’obbligo di riaprire le scuole superiori in zona almeno “arancione”, che dà a regioni e a istituti la responsabilità di non riaprire. Un rimpallo che speriamo serva a qualcosa, ma che mette l’un contro l’altro chi dovrebbe gestire insieme le soluzioni dei problemi.

Non tutt* hanno accettato passivamente le decisioni. Nel giorno del mancato rientro (uno dei tanti!), l’11 gennaio, solo a Milano gli studenti facevano lo sciopero della DAD, e alle 9.30 si davano appuntamento davanti al Palazzo della Regione. Un’altra manifestazione nello stesso luogo si è svolta nel tardo pomeriggio, organizzata dal comitato Priorità alla scuola: sono solo gli ultimi eventi di un’onda di protesta che vede in prima fila le studentesse e gli studenti, che da mesi, come gli “Studenti presenti” si ritrovano a fare lezione in strada in opposizione alla DAD, davanti alle loro scuole dove non possono entrare.
A queste iniziative si sono aggiunte diverse occupazioni, come quelle del liceo Manzoni e Tito Livio. Vedremo come proseguirà questa vicenda.

L’acronimo di Didattica a Distanza è stato trasformato in “Didattica ad Alto Disagio”. Al di là delle disuguaglianze digitali ancora presenti a settembre (il 12.3% di studenti senza PC o Tablet secondo Openpolis – https://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2020/07/20/news/disuguaglianze_digitali-262453676/), ricerche condotte in Olanda, Francia e Stati Uniti mostrano le lacune nell’apprendimento (https://www.ilsole24ore.com/art/la-generazione-perduta-covid-buchi-apprendimento-30-50percento). Persino la Ministra dell’istruzione Azzolina, l’ha definita uno strumento inadeguato… la DAD è uno strumento di emergenza, accettabile per brevi periodi, o per fare da supporto alle attività, ma che non può sostituirsi all’incontro in presenza con compagn* e insegnanti, fatto essenziale dell’apprendimento. La DAD sembra inoltre aver portato “all’ennesima potenza” quella tipologia di lezione frontale che ci portiamo dietro dal medioevo e che non è sempre il modo migliore né per insegnare né per imparare.

Sembrava aprirsi uno spiraglio con la decisione del TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) che ha accolto il ricorso del comitato “ A scuola!”, sospendendo l’ordinanza emessa dal presidente della Regione Attilio Fontana che rinvia il rientro  delle scuole superiori al 25 gennaio. Ma la decisione di far diventare zona rossa per esempio la Lombardia, ha richiuso questa possibilità.

Pochi giorni fa la “Repubblica” ha pubblicato la lettera aperta di una insegnante che chiede scusa alle studentesse e agli studenti delle scuole superiori per non aver fatto abbastanza, come docent* e come adult* per questa situazione. 
Tuttavia riprendo le parole del filosofo e attivista Franco Berardi detto “Bifo” di pochi giorni fa: “sono disperato, ma cerchiamo di non drammatizzare”. E allora volendo cercare qualcosa di positivo, possiamo dire tre cose:

1) mai come in questo disgraziato tempo la scuola è stata sulle prime pagine dei giornali;

2) proprio come quando l’istruzione era un privilegio per pochi, la scuola appare quella cosa anche meravigliosa che è: l’incontro fra coetane*, lo scambio umano e di esperienze fra generazioni diverse, l’occasione di stare bene insieme, con le difficoltà ma anche i piaceri di ogni giorno;

3) e, infine, ci rendiamo conto che forse dovremmo proprio discutere insieme, finalmente adult* e ragazz* di come la scuola dovrebbe essere.

Parliamone davvero: la vostra competenza ed esperienza è importante per dare fiato alla scuola che verrà. Scrivete a 8@8pagine.com oppure guardate qui a destra…c’è un apposito invito a raccontare come state vivendo questo momento, e soprattutto: come dovrà essere questa benedetta scuola?


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