Dentro a una parola. 2 SCUOLA

L’altra sera ascoltavo un dibattito su zoom sulla scuola, la DAD, e tutte le questioni di cui tanto si sta parlando in questo periodo sventurato. C’era un bravo e giovane insegnante, Alberto Locatelli, che a un certo punto ha detto «….. perché “scuola” vuol dire tempo libero». L’affermazione mi ha colpito. Scuola vuol dire tempo libero? Ma davvero?  Non lo sapevo.

Devo subito controllare. Via con il dizionario etimologico e poi direttamente alla fonte: il Rocci, il mio fedele dizionario di greco:

skolé  1) tempo libero, disoccupazione, ozio, riposo, quiete…..2) occupazione studiosa, disputa, luogo di studio, scuola …..

Ma allora è vero! Come è successo che si sia passat* da questa idea di scuola come luogo di pace, tranquillità, di ambiente in grado di favorire il pensiero, la riflessione, lo studio a quella successione ininterrotta e intensa di lezioni e interrogazioni, prove e giudizi che è la scuola moderna? Alla radice di questa idea antica c’è di certo la contrapposizione tra “otium” e “negotium”, il “negotium” è l’ambito delle attività più o meno frenetiche, della politica, della guerra, l’ “otium” è appunto tutto ciò che consente di fermarsi, di riflettere su di sé, su ciò che ci accade, il luogo in cui le persone possono trovare lo spazio, fisico e mentale per poter fare questo. Oggi di certo le nostre vite non sono più scandite da questi ambiti contrapposti,  tutto è molto più complesso e intrecciato. Lo capisco.

È curioso come il guscio di questa parola sia rimasto lì, e il suo significato si sia completamente perduto lungo la strada. È normale che una società così profondamente diversa rispetto alle società greca e latina antiche abbia un diverso modo di gestire l’educazione e la formazione de* propr* giovani.

Ma siamo sicur* che sia adeguata questa scuola efficientista, della valutazione, della programmazione, della meritocrazia? Serve veramente infarcire le menti di nozioni e verificare che siano state apprese? Non sarebbe più utile proprio in vista di una società migliore – più duttile, più attenta, più giusta – allestire possibilità di riflessione, sollecitare la curiosità e indicare le strade per soddisfarla, fornire strumenti per allenare il pensiero e la parola….?

In ogni società che abbiamo attraversato, ma forse ancor di più in quella che stiamo vivendo e in quella che verrà, sarebbe utile tenere presente ciò che diceva Umberto Eco: «per me una persona colta non è quella che sa tutto, ma è quella che nel momento in cui ha un problema e una cosa che deve conoscere, sa come fare…».

Che poi quel tipo di scuola assomiglia molto a quella di Maria Montessori, di Giuseppina Pizzigoni, di Aurelia Josz, di Mario Lodi, di Gianni Rodari, di Danilo Dolci, di Tullio Castellani….; si ritrova un po’ anche nell’idea di scuola capovolta e nella pratica quotidiana di tant* insegnanti, come quel giovane insegnante di storia e filosofia e di altr* brav* docenti che ho la fortuna di conoscere. Il che significa che stiamo parlando di una cosa che si può fare.

Recuperare l’originale significato della parola “scuola” e con lui quel senso di libertà, di spazio, di possibilità potrebbe fare bene alla nostra scuola presente e futura e alla nostra presente e futura società.

Che dite?


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