CHI DECIDE COSA MANGIO?

Ogni giorno l’agricoltura mondiale mette a disposizione  23 milioni di tonnellate di cibo che corrispondono a 7 miliardi di dollari, ogni giorno ogni abitante della terra avrebbe a disposizione più di 2800 kcal; una sovrapproduzione che mette a dura prova le risorse del pianeta e che comunque non impedisce  al mondo esistano la denutrizione e la malnutrizione. Una disuguaglianza odiosa, quella alimentare, che la pandemia ha aggravato; nel 2020 quasi una persona su tre non ha avuto accesso ad un’alimentazione adeguata:  320 milioni di persone in più rispetto al 2019, un aumento vertiginoso. Non solo: la crisi alimentare è collegata a doppio filo con il collasso climatico.L’Organizzazione delle Nazioni Unite  ha organizzato per settembre a New York un vertice mondiale sui Sistemi Alimentari, ovvero  sui modi di produzione, distribuzione e consumo del cibo. In questi giorni in Italia, a Roma ( dal 26 al 28 luglio), si sta svolgendo un  pre-Vertice, il cui scopo è quello di porre l’accento sul ruolo strategico dei sistemi alimentari nella creazione di un mondo sostenibile, per la creazione di una cultura del cibo e del contrasto allo spreco in linea con l’Agenda 2030”. Come non essere d’accordo ? Nonostante tali obiettivi siano condivisibili da tutti, questo  tipo di appuntamento (come per il  G20 sull’ambiente della settimana scorsa a Napoli)   solleva molte critiche  e mobilitazioni di protesta da parte di svariate organizzazioni  locali, nazionali e internazionali  della società civile, associazioni di piccoli produttori e allevatori, le comunità indigene, gli esperti internazionali, oltre ai rappresentanti del mondo scientifico ed accademico, che stanno animando in concomitanza un contro -vertice, organizzato a livello locale.

Quali sono le ragioni del loro dissenso?

A monte di tutto il fatto che il summit è stato co-organizzato  con il Forum Economico Mondiale di Davos  (WEF)- l’organismo privato che riunisce le 1.000 più grandi multinazionali globali.  Priprio quelle realtà che  impoveriscono e consumano le risorse del pianeta attraverso un modello predatorio che non garantisce il diritto al cibo e ad un’alimentazione sana ma, al contrario, sfrutta, distrugge e crea  immensi sprechi. Fuori invece il Meccanismo della Società Civile e dei Popoli Indigeni (CSM) entità istituzionale creata dentro la  FAO  che 2009 partecipa ai negoziati sulla sicurezza alimentare e sul diritto al cibo, portando la voce e le ragioni di chi denuncia nei rispettivi paesi la privatizzazione delle risorse naturali, la deforestazione e l’inquinamento ambientale legato all’uso dei pesticidi e fertilizzati e allo sfruttamento del lavoro. Dopo aver mostrato preoccupazione per l’assetto del vertice e non aver ottenuto risposta dal Segretario Generale ONU, ha deciso di chiamarsi fuori e di abbracciare le proteste. Quindi con questo vertice si è tornati indietro di 20 anni  rispetto alle modalità di costruzione e partecipazione di una discussione attorno a questi temi importantissimi. Dentro le industrie, fuori la società civile.

Per saperne di più sulle ragioni della protesta e il programma del contro-vertice:


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