C’è traffico in cielo

Il primo satellite artificiale della storia, lo Sputnik, venne proiettato in cielo dai russi nel 1957 e fornì agli scienziati preziose informazioni , ad esempio fu possibile dedurre la densità dell’atmosfera superiore dalla sua resistenza sull’orbita, mentre l’analisi della propagazione dei suoi segnali radio ha fornito dati sulla ionosfera.

Questo successo dell’Unione Sovietica suscitò la reazione degli Stati Uniti  dette il via alla corsa allo spazio nel contesto della guerra fredda.

Ai giorni nostri si sta svolgendo un’altra corsa allo spazio, ma fra altri soggetti e per altri scopi. 

Aziende  private come l’americana come  SpaceX di Elon Musk, hanno scatenato una vera e propria corsa commerciale allo spazio,  verso cui  intendono lanciare centinaia di migliaia di satelliti internet. Dal 1957 ad oggi sono stati lanciati circa 6,000 satelliti artificiali. In soli due anni,  SpaceX ne ha lanciati oltre 1800 e le sue intenzioni  sono quelle di arrivare a 30 mila.  Limiti ai lanci non ce ne sono, perché lo spazio  è di tutti e di nessuno, quindi non ci sono leggi che regolino la frequenza dei lanci. La comunità scientifica è molto preoccupata  per questi lanci intensi e ravvicinati: questi satelliti, in orbita bassa ad un’altezza relativamente moderata tra i 350 e i 500 km, stanno rapidamente riempiendo il cielo notturno, creando gravi problemi all’astronomia ottica e radio.

Questi satelliti infatti  riflettono la luce del Sole, specialmente appena lanciati in gruppi di 60, creando dei trenini di punti molto luminosi nel cielo. Passando davanti ai telescopi, lasciano delle tracce che rovinano le immagini del cosmo, e rendono cosi più ardua, tra l’altro, la scoperta di asteroidi potenzialmente pericolosi per la Terra. Inoltre sono molto aumentate le segnalazioni di UFO (oggetti volanti non identificati). I satelliti a un certo punto poi smettono di funzionare e o rientrano nell’atmosfera, bruciandosi e inquinando, o rimangono in orbita come spazzatura spaziale che rischia di  scontrarsi  se diventa troppa, e di cadere sulle nostre teste.

Se andiamo avanti con questo ritmo, alcune stime prevedono che  si arriverà a 100mila satelliti nel 2030, una situazione inquietante, che non solo limiterà la nostra capacità di fare nuove scoperte sulla natura ma, essendo che molti satelliti sono visibili a occhio nudo,  rovinerà  la vista del cielo stellato a tutti coloro che vedono nel firmamento un elemento fondamentale della storia e della cultura condivisa da tutta l’umanità. 


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