READING

Riconoscere le strategie (la lezione della “...

Riconoscere le strategie (la lezione della “Difesa della Razza”)

Diversi anni fa mi trovai a lavorare con Valentina Pisanty sulla rivista fascista “La difesa della razza”, pubblicata in Italia dal 1938 al 1943.
A darci questo compito era stato Umberto Eco, che aveva acquistato l’intera raccolta per la sua collezione. Ma perché aveva comprato quella rivista agghiacciante, e perché voleva che la studiassimo? Poi ve lo spiego.

Quella rivista – illustrata, a colori, graficamente curata e ultramoderna – l’aveva voluta Benito Mussolini in persona, con lo scopo di convincere gli italiani che isolare gli ebrei era una cosa giusta e che esisteva una “pura razza italiana”. Due concetti assurdi, tragicamente comici: è chiaro che gli ebrei erano italiani come gli altri, e la penisola italiana è stata da sempre una terra di incontro fra popoli di diverse origini.

Tuttavia uno stuolo di professori universitari e giornalisti si misero al lavoro, accumulando articoli pseudo scientifici e del tutto privi di fondamento per “dimostrare”, per esempio, che esistono razze superiori e inferiori, e che quella ebraica non era “razza italiana”.

Per rinforzare i concetti si faceva ampio uso di fotografie e fotomontaggi: le razze considerate inferiori venivano associate a scimmie o a creature mostruose, oppure disegnate grottescamente.
In altri casi volti di mendicanti anziani e sdentati dovevano dimostrare l’inferiorità morale degli ebrei.
Un altro tormentone visuale era l’aggressione di un ragno o un insetto repellente che doveva suscitare disgusto e paura e l’idea che il non italiano fosse “parassita”… Al contrario la “pura razza italiana” veniva rappresentata da giovani alti e atletici, in tutto simili alle statue romane (bianche solo perché di marmo!), un tantino teutonici per la verità, ma visto che Mussolini voleva rinforzare l’amicizia con Hitler, sottolineare le similitudini poteva aiutare.

Non mancavano vignette e caricature per stemperare la violenza delle parole: vennero spiegate in una vignetta le leggi razziali del luglio 1938, che stabilivano che gli ebrei non potevano più lavorare, insegnare, né le bambine e i bambini frequentare le scuole: è da quel punto che spesso Liliana Segre comincia il suo racconto. E certamente non c’era niente da ridere.

L’impresa editoriale poteva sembrare difficile, persino assurda vista oggi, eppure riuscì: per compiacere il governo le più grandi aziende italiane (Fiat, Alfa Romeo, Montecatini, Banca Commerciale…) compravano spazi pubblicitari, e la rivista divenne, fino agli utimi anni di guerra, un solido punto di riferimento per diffondere il razzismo in Italia e far sì che deportare ebre* o dissident* politic* potesse sembrare accettabile.

Ecco perché Umberto Eco volle acquistare, collezionare e far conoscere quella rivista: era importante imparare a riconoscere come si educa all’odio, come può farsi strada, nella coscienza delle persone, l’idea che altre possano vedersi portare via il lavoro, essere portate via dalle loro case, derubate, messe su treni e condotte chissà dove senza incontrare nessun ostacolo.

I punti-cardine su cui si appoggia quella retorica non cambiano molto nel tempo: per “costruire un nemico” (altra espressione di Umberto Eco) bisogna: 

  • dimostrare che è “diverso”, ma in un modo sbagliato; 
  • dimostrare che è inferiore, sub-umano o animale, e che pertanto non merita rispetto (anche perché noi umani gli animali li usiamo ahimè a nostro piacimento…); 
  • infine, il colpo da maestro del razzista è un paradosso: si dichiara che quell’essere inferiore, diverso, miserevole (a causa della soggezione in cui lo teniamo), è in realtà pericoloso, e quindi piuttosto che vittima della sopraffazione a cui è costretto, egli o ella è il pericolo pubblico. Da qui il titolo “Difesa”: da offensore il razzista di erge a difensore… Mussolini arrivò a dire che era colpa degli ebrei se eravamo in guerra!

    Quindi occhio alla retorica e alle pseudoscienze, occhio agli argomenti facili facili de* razzist*: e occhio a chi, in ogni tempo, è disposto a sacrificare sull’altare della ambizione personale e del successo politico le vite degli altri.

p.s. Su questi temi puoi leggere: Valentina Pisanty, Educare all’odio, La “difesa della razza 1938-1942”, Saggi e indispensabili, 2003; e i magnifici e brevi Cinque scritti morali, di Umberto Eco, 1996.


RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

INSTAGRAM
INCONTRIAMOCI ANCHE QUI