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Anno europeo della gioventù: i giovani sono ascolt...

Anno europeo della gioventù: i giovani sono ascoltati?

Il 2022 è l’anno europeo della gioventù, e proprio quest’anno il Consiglio dei Ministri ha promosso l’iniziativa della Carta Giovani Nazionale, dedicata a cittadini italiani ed europei residenti in Italia tra i 18 e i 35 anni. Nel 2022 si festeggiano anche i 35 anni di Erasmus+, progetto dell’Unione Europea che favorisce attraverso borse di studio la formazione universitaria in altri paesi della comunità europea. 

Mentre tutte queste iniziative vengono messe in luce è naturale pensare che la politica, o perlomeno la comunità europea, abbiano a cuore il futuro e vedano nelle nuove generazioni una risorsa su cui investire. D’altro canto, nonostante l’incentivo alla mobilità rappresentato dal programma Erasmus+, in Italia la questione per il voto a distanza, posta da anni soprattutto a considerazione del grande numero di studenti fuori sede, non è ancora oggetto di interesse da parte della classe politica. Entrambe le iniziative poi (Carta Giovani Nazionale e Erasmus+) riguardano per la maggior parte giovani già maggiorenni, quindi elettori. Le condizioni dei giovanissimi, non portatori di voto e quindi tendenzialmente ignorati nelle loro richieste, sono ancora peggiori. 

I giovani non hanno nessuna autorità e non sono oggetto di interesse politico, nonostante sia proprio sui banchi di scuola che si forma quel senso civico che porta ad una partecipazione attiva alla politica del Paese. Basti guardare, ora che in molti comuni le elezioni comunali si avvicinano, quanti volti giovani si vedono sui manifesti. O anche alla partecipazione ad organi come il CNSU – Consiglio nazionale degli studenti universitari -,  le cui elezioni (che avvengono ogni 3 anni) hanno avuto luogo a Maggio. 

Non si può negare l’interesse dei giovani, o almeno di alcuni giovani, a portare le proprie richieste, ma anche proposte e innovazioni, nel dibattito politico attuale. Pare che però la politica faccia fatica ad ascoltare. Riguardo all’ascolto, ricordiamo l’articolo 12 della Convenzione dei diritti dei fanciulli – come faceva notare Sabina Langer nella sua recente intervista – stabilisce che 

ognuno ha il diritto di esprimersi, di essere ascoltato, di avere la propria opinione presa in considerazione in tutte le materie e in tutte le faccende che lo riguardano”. 

È proprio questo che manca: la considerazione e il rispetto da parte delle generazioni precedenti, ma anche il riconoscimento della ricchezza che l’apporto dei giovani può rappresentare. Sembra che, rispetto ad iniziative a favore delle nuove generazioni, non si considerino di fatto le loro necessità, ma solo la retorica. 


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