Ancora a casa?!?

È ancora difficile avere numeri certi, ma non sono poche le classi – a oggi sembra un centinaio in tutta Italia, c’è chi ha scritto 93 solo nell’area metropolitana milanese -che stanno tornando in dad: appena c’è un caso positivo scattano le precauzioni per evitare il focolaio e limitare il contagio. Quindi a oggi almeno 3000 ragazz* sono chiusi in casa, in dad e in quarantena fiduciaria. Prendere misure è necessario, ma il problema è: quali misure?
Le indicazioni del Ministero dicono che gli stretti contatti di un* alliev* positiv* devono stare a casa, quindi è importante mettersi d’accordo su cos’è “stretto contatto”. Le lezioni si tengono a distanza, con le mascherine, come in ogni altra attività umana di questi tempi, quindi lo stretto contatto può essere inteso come gli amici e le amiche più vicine, coloro che si frequentano di più, genitori compresi, e non necessariamente tutta la classe.
Nessun ufficio o luogo di lavoro viene svuotato per un caso positivo, perché gli studenti e le studentesse sono ancora trattati diversamente?
La situazione, peraltro, è decisamente diversa dagli anni scorsi. L’anno scorso la campagna vaccinale non era neanche partita e ragazzi e ragazze hanno aderito subito, proprio per poter andare a scuola regolarmente in presenza e riprendere una vita quasi normale. Così era stato detto loro. Se al primo ostacolo si attuano misure pensate per un contesto diverso significa che ancora una volta la priorità è seguire protocolli e non cercare di realizzare l’obiettivo principale: garantire la scuola in presenza, il diritto a una scuola di qualità, e scongiurare l’isolamento che migliaia di giovani persone hanno subito in questi ultimi due anni. Serpeggia fra i giovanissimi una domanda decisamente pericolosa: che ci siamo vaccinati a fare se al primo caso siamo ancora a casa? e questo proprio mentre si cerca di convincere tutti a vaccinarsi…

Personalmente ritengo che dirigent* e insegnanti dovrebbero allearsi con quei genitori che stanno chiedendo a gran voce una gestione diversa delle quarantene: sono i tanti comitati spontanei o più attivi da tempo come Priorità alla scuola, o A scuola, che indicano anche dei modi alternativi di gestire casi positivi, già sperimentati anche in altri paesi. Per esempio tamponi periodici e lezioni in remoto solo per i diretti interessati e le compagne e i compagni più intimi.
Da voi, car* ragazze e ragazzi ancora non sale chiara una protesta, o i media non la registrano: su trecentomila scuole siamo all’inizio di questa stagione, ma se non si trovano alternative subito, la burocrazia prenderà il sopravvento e dirigenti, insegnanti e genitori, travolti dagli eventi, non avranno il tempo di mettere in atto procedure e regole più intelligenti di quelle che stanno dettando la vita di molti studenti e studentesse.
So che la tentazione della comodità può essere molto forte, che avete imparato a gestire la dad con qualche trucco per sopravvivere, ma lasciate che vi dica, forte e chiaro, a titolo personale: non fatevi rubare un altro anno. Si può trovare un modo, insieme.

Al Liceo Volta di Milano ad esempio stanno in dad solo gli stretti contatti, e il resto della classe continua in presenza. C’è insomma un margine per interpretare anche il dettato del Ministero, guidato da un Ministro che ha detto “mai più Dad” e persino il presidente della Repubblica Mattarella si è espresso in questo senso.
Un po’ di coerenza, diciamo, non guasterebbe, se si vuole essere e non solo apparire credibili.


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