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A teatro! A teatro! (a che serve un teatro?)

A teatro! A teatro! (a che serve un teatro?)

Nelle settimane scorse mi sono infilata diverse volte nel chiostro del Piccolo Teatro di Milano, dal 27 marzo occupato dal Coordinamento dello spettacolo. Solo per stare un po’ lì, anche quando non succedeva nulla. Mi ha fatto molto bene: anche se a teatro non ci andavo spesso, la chiusura di teatri e cinema mi ha intristito profondamente durante quest’anno.

Sfogliando dei libri sulla cultura greca e romana, ho visto delle statuine antiche in una scena molto interessante: alcune donne impastano il pane mentre due musici suonano dei flauti; questo ci spiega che suonare, cantare, danzare, disegnare, non sono attività “aggiunte” alla vita quotidiana, ma da sempre parte di essa, come respirare, impastare la farina perché diventi cibo: del resto balliamo o cantiamo per la gioia, e con un canto si cura un grande dolore.

Il teatro greco di Siracusa è del V secolo prima di Cristo, quello di Metaponto, in Puglia è ancora più antico (del VII secolo!): vuol dire che il teatro e le arti della scena sono connaturati alla nostra vita, sono una espressione della vita umana come camminare, cantare, parlare da almeno 3000 anni! Sono divenuti la nostra natura.

Il teatro greco di Siracusa

A cosa ci è servito il teatro, in tutti questi anni? A teatro siamo insieme, a chi è sul palco, a chi è accanto a noi; anche se non ci conosciamo, ci concediamo di venire trasformati da una storia, di commuoverci o ridere come matti, ciascuno a suo modo, corpo e anima. Una grande intimità collettiva.

Ma questo succede anche al cinema, dirai tu. Certo, ma con una differenza sostanziale: che “la scena”, chi è sul palco,  è lì in carne e ossa con me, in un corpo a corpo alla pari, in cui imparo a rispecchiarmi, a capire chi sono cercando di capire chi è in scena. Reale la sua voce, le sue risa, il suo pianto, la sua danza, la sua musica, la sua energia che mi raggiunge concretamente, fisicamente e mi trasforma. Il corpo non sta in uno schermo, e questo non lo abbiamo mai capito così bene come in questo periodo, non è vero?

A teatro singole persone vengono collegate dalle storie e dalle vibrazioni che le attraversano, dalle emozioni che condividono e che non sono mai la stessa identica per ciascuno. A teatro siamo davvero liber* e siamo davvero comunità.

Quindi grazie di cuore a tutt* quell* che hanno voluto occupare i teatri, a Milano, Napoli, Parigi: ci hanno restituito una parte di noi stessi, di cui non possiamo e non vogliamo fare a meno.


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