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25 novembre: un altro mondo è possibile

25 novembre: un altro mondo è possibile

Contro la violenza sulle donne ci saranno cortei, dibattiti, spot, discussioni, lezioni in classe. Forse anche per questo ti sembrerà di averne sentito parlare anche troppo. Siamo a una svolta importante resa possibile grazie all’impegno di milioni di donne e di alcuni uomini. Oggi il #me too, i dibattiti sul politicamente corretto, le accuse di sessismo, sembra tutto troppo. Ma la cronaca  registra 1 donna uccisa ogni 3 giorni in Italia, e una ogni 10 minuti nel mondo… A colpire sono nel 90% dei casi marito, ex marito, fidanzato, ex fidanzato: siamo tutti attorniati da questo problema che non è lontano, non è astratto ma è vicinissimo alle vite, agli affetti, a ciò che più prezioso nella vita. Sarebbe bello poterne parlare bene, non troppo o troppo poco ma bene, con sincerità e senza retorica, ma con azioni concrete. La rete Dire dei centri antiviolenza, tanti in tutta Italia, e voluti e gestiti da donne, fa da tanti anni un lavoro concreto per sostenere donne e ragazze e se qualcun* vuole approfondire il dibattito e il lavoro della rete Non una di meno può farlo al link del loro sito.

“La donna è stufa di allevare un figlio che le diventerà un cattivo amante.
In una libertà che si sente di affrontare, la donna libera anche il figlio e il figlio è l’umanità
“.

Sono le parole di un manifesto scritto da Carla Lonzi, Carla Accardi ed Elvira Banotti nel 1970 (Manifesto di rivolta femminile) che suona sempre attuale. Questo problema si gioca di generazione in generazione, e noi vediamo, incontrando tante ragazze e ragazzi con le redazioni di 8pagine, che il principio della libertà individuale è molto importante e rispettato, sia dai ragazzi che dalle ragazze.

Purtroppo non è un problema che riguarda soltanto gli adulti e le adulte. Le notizie terribili si riverberano sulle vite dei ragazzi e delle ragazze, influenzano le idee sul futuro, sull’amore possibile su amicizie e relazioni. Questo clima di violenza influenza le relazioni che saranno. C’è poi quel fenomeno così diffuso il revenge porn, in cui proprio sul “possesso- uso” del corpo e della sua immagine si giocano i destini e la dignità di un’altra persona, e di una ragazza nell’80% dei casi. Amicizia, fiducia, solidarietà possono aiutarci a uscire da questo incubo.

Come uscire da questa spirale malata, figlia di una storia millenaria di sopraffazione – a cui possiamo dare il nome di patriarcato – da cui vogliamo, dobbiamo uscire, donne e uomini, per essere davvero nuovi?

Parliamone insieme senza retorica, senza generalizzare, e guardando i fenomeni nella loro ampiezza. L’amore malinteso come possesso o controllo, la mancanza di rispetto per le scelte di una donna – di ogni età, nel lavoro, nella vita privata, nelle attitudini si traduce in diseguaglianza, in una prepotenza che oggi possiamo e dobbiamo riconoscere. Non c’è un’altra strada – come il femminismo ci ha insegnato – che partire da sé: prendere sul serio i propri desideri per prendere sul serio anche quelli degli altri e delle altre. Nel possesso non c’è amore, e come dice bene Carla Lonzi, la libertà delle donne libera tutti dalle logiche di sopraffazione perché immagina un altro mondo possibile.


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